LOSTPROPHETS - MILANO 23/04/2010 Tuesday, 27 April 2010 19:03 by Lys (funinthecorner)

Non stiamo certamente parlando della celebre (?) serie televisiva, ma si può tranquillamente, anche in questo caso, parlare di leggende e miti sfatati.
Qualcuno potrebbe accusarci di poca obiettività, e forse non avrebbero tutti i torti, però quando le opinioni vengono condivise da decine e poi centinaia di fans e anche dalla band stessa, allora si può parlare di fatti.
Quindi, di comune accordo, abbiamo deciso che è decisamente arrivata l'ora anche per noi fan italiani di smontare qualche leggenda metropolitana.
La band, che per la seconda volta dopo sei lunghi anni ci ha finalmente fatto visita e, nonostante i membri abbiano dormito ben poco durante il viaggio in tourbus da Monaco, non ha risparmiato saluti e sorrisi ai fan presenti davanti all'entrata del locale e l'esibizione è stata tutt'altro che carente.

Aprendo con It's Not The End Of The World But I Can See It From Here, a mio avviso una scelta azzeccata per riscaldare un po' l'ambiente, proseguendo poi con Burn Burn,  Can’t Catch Tomorrow e Last Summer, dove il frontman Ian Watkins incita i fans a cantare assieme a lui e a quanto pare non rimane deluso e commenta con un sorriso, "Fuckin' awesome!".
Dopo For He’s A Jolly Good Felon, l'ultimo singolo uscito, è stata la volta di A Town Called Hypocrysy, per poi passare a ormai celeberrimi inni come Where We Belong e Rooftops, durante le quali era quasi impossibile distinguere la voce di Ian sotto i cori dei fans esultanti.
Dopo una veloce consultazione (dovuta all'organizzazione del concerto e agli scarsi 60 minuti in totale concessi alla band) decidono di esibirsi in Shinobi Vs. Dragon Ninja, molto apprezzata dagli amanti del primo album.
Concludono con una magnifica Everyday Combat, sostituendola a The Light That Shines Twice As Bright, per appunto scarsità di tempo a disposizione e, come abbiamo poi appreso da Lee successivamente, perché la band non voleva "rovinare" l'atmosfera surriscaldata che si era creata dopo Shinobi.

 Per quanto la band potesse essere poco convinta della scelta di fare tappa in Italia, si è dovuta ricredere dopo aver ricevuto un accoglienza calorosa: ogni singola persona conosceva le parole di ogni canzone e ha cantato dall'inizio alla fine. Sicuramente molto azzeccata la setlist, che in sostanza ha dato la precedenza ai brani più famosi ed orecchiabili per poi far spazio ai soli tre singoli provenienti dalla loro ultima fatica, The Betrayed.
Osservando la folla presente al concerto, abbiamo potuto notare che l'età media si aggirava attorno ai 20 anni, e in generale era composta per la maggioranza dai fan che seguono la band sin quasi dagli esordi.

Perfetta presenza scenica, con un Jamie scatenato che si arrampica sulla batteria di Luke Johnson, e geniali gli interventi di Ian, che non si risparmia in ammiccamenti e maliziosi inviti ad un misterioso party privato in camera sua esteso alle fanciulle presenti nella folla.

coheed and cambria year of the black rainbow front cover

  • Release date: April 13, 2010
  • Label: Roadrunner Records
  • Producer: Atticus Ross, Joe Barresi

 

  • Style: Hard Rock, Progressive Rock, Progressive Metal, Alternative Rock, Classic Rock
  • Related bands: Dream Theater, Rush, Mars Volta


[Voto: 3.5]



Intro
Più che di concept album, è il caso di parlare di concept discography: siamo infatti arrivati al quinto capitolo delle "Amory Wars", anche se a tutti gli effetti "Year Of The Rainbow" ne rappresenta il prequel.

Best tracks
The Broken, This Shattered Symphony, World Of Lines, When Skeletons Live, Pearl Of The Stars

Notes
Con la consumata abilità di chi ha preso fin troppa confidenza con il genere che propone, Claudione Sanchez trasfonde in questo ennesimo concept album un pò tutte le peculiarità che hanno reso unico il sound della band.[preview] Le tonalità emo che spiccavano nei primi lavori si amalgamano piacevolmente con la vena progressiva evidenziata in tempi più recenti, dando vita ad un disco ambiguo, a volte ridondante ma in ogni caso sempre, inconfondibilmente Co&Ca. Il primo impatto potrebbe non trasmettervi sensazioni positive, ma l'apprezzamento cresce con il ripetuto ascolto. Non siamo comunque di fronte al capolavoro della band, questo è poco ma sicuro. Sugli scudi il drumming ad assetto variabile  di Chris Pennie (ex-Dillinger Escape Plan), e quella manciata di brani in cui, premendo sull'acceleratore, la band riesce davvero a brillare.
In uscita anche una versione de-luxe superaccessoriata, che oltre al cd offre un bonus dvd ed il romanzo (352 pagine!) scritto da Sanchez insieme a Peter David che con l'album condivide titolo e tematiche.

The Band

  • Claudio Sanchez – lead vocals, lead and rhythm guitar, keyboards, synthesizer, theremin, programming, lyrics
  • Travis Stever – lead and rhythm guitar, lap steel guitar, background vocals, synthesizer
  • Michael Todd – bass, background vocals
  • Chris Pennie – drums, percussion


Tracklist

  • 01. One   1:54
  • 02. The Broken   3:53
  • 03. Guns Of Summer   4:47
  • 04. Here We Are Juggernaut   3:44
  • 05. Far   4:54
  • 06. This Shattered Symphony   4:26
  • 07. World Of Lines   3:17
  • 08. Made Out Of Nothing (All That I Am)   4:39
  • 09. Pearl Of The Stars   5:05
  • 10. In The Flame Of Error   5:28
  • 11. When Skeletons Live   4:16
  • 12. The Black Rainbow   7:33


Discography

  • The Second Stage Turbine Blade (2002 Equal Vision Records)
  • In Keeping Secrets Of Silent Earth: 3 (2003 Equal Vision Records)
  • Good Apollo, I'm Burning Star IV, Volume One: From Fear Through The Eyes Of Madness (2005 Columbia Records)
  • Good Apollo, I'm Burning Star IV, Volume Two: No World For Tomorrow (2007 Columbia Records)
  • Year Of The Black Rainbow (2010 Roadrunner Records)


Suggested links

 

AUDREY HORNE - AUDREY HORNE Friday, 26 March 2010 00:42 by amaranth

Audrey Horne Audrey Horne front cover

  • Release Date: 1 Marzo 2010
  • Etichetta: Indie Recordings
  • Produttore: Joe Barresi

 

  • Toschie - vocals
  • Ice Dale - guitars, bass
  • Thomas Tofthagen - guitars
  • Kjetil Greve - drums

[Voto: 4]

 

Prendete un genere musicale. Pensate alla sua evoluzione. Prendete dei musicisti cresciuti in un determinato contesto cimentarsi con un genere completamente nuovo per i loro canoni. Lo sforzo creativo li porterà, quasi sicuramente, a generare qualcosa di ben più avvincente, e perchè no originale, anche rispetto a chi quel determinato genere lo suona da decenni!

Vi spiego meglio. Audrey Horne (do you remember Twin Peaks?) anno 2005, band di origine norvegese, primo disco, "No Hay Banda". Clamoroso esempio di come fondere l'alternative rock/metal e il crossover anni novanta di band come Alice In Chains, Faith No More e primi Tool, il tutto confezionato, sorpresa, da musicisti di estrazione black/death metal (ex membri di Gorgoroth e Enslaved per la cronaca)!

Dopo la replica a titolo "Le Fol", il terzo self title album di questi ragazzacci di Berger spinge il loro alternative metal verso un hard rock di stampo seventies, intenso e drammatico nell'incendere, avallato dalla produzione dell'esperto Joe Barresi (Queen Of The Stone Age, Kyuss, Fu Manchu, Tomahawk). L'evoluzione non è molto distante da quanto fatto in passato dagli Amorphis di "Tuonela" e "Am Universum", o forse il paragone più calzante è quello di altri ex black/death metallers approdati in territori più classici, ossia i connazionali Green Carnation.

Persistono retaggi metal, ruffiani quanto efficaci a livello esecutivo, ma il fulcro su cui girano "Circus", "Sail Away", i chiaroscuri della stupenda "Down Like Suicide", la vorticosa "Blaze Of Ashes" e l'atmosfere plumbee di "Firehose", è un dinamico hard rock anni settanta dal piglio moderno, scolpito con l'utilizzo massiccio di un minaccioso hammond.

Non c'è che dire, gli Audrey Horne sono riusciti nell'impresa di ripulire il flusso sonoro incontrollato delle loro origini estreme e coinvogliarlo in un sound moderno ma allo stesso tempo classicamente rock, adulto e altamente descrittivo.

PS: Nella limited edition troverete 4 brani acustici e due cover: "Nowhere To Run" dei Kiss, e addirittura "Halo" di Beyonce, in una versione tombale per solo piano e voce (!)


Tracklist di Audrey Horne

  • 01. These Vultures   1:45
  • 02. Charon   4:26
  • 03. Circus   3:33
  • 04. Down Like Suicide   3:54
  • 05. Blaze Of Ashes   4:44
  • 06. Sail Away   5:41
  • 07. Bridges And Anchors   4:36
  • 08. Pitch Black Mourning   6:14
  • 09. Firehouse   6:06
  • 10. Darkdrive   5:31
  • 11. Godspeed   3:33

Limited Edition Digipack-only tracks

  • 01. Desert   3.08
  • 02. Carrie   3.58
  • 03. Bright Lights   3.42
  • 04. Nowhere To Run   4.32
  • 05. Rearview Mirror?   4.01
  • 06. Halo   3.42


Discografia degli Audrey Horne

  • Confessions & Alcohol EP (2005 Tuba Records / DogJob)
  • No Hay Banda (2005 Essential)
  • Le Fol (2007 Indie Recordings)
  • Audrey Horne (2010 Indie Recordings)


Link suggeriti

DEPSWA - DISTORTED AMERICAN DREAM Friday, 19 March 2010 00:30 by madseason

depswa distorted american dream front cover

  • Release Date: 16 March 2010
  • Label: Tears & Smiles Recordings
  • Producer: Toby Wright, Logan Mader

 

  • Jeremy Penick - vocals, guitars
  • Dan Noonan - guitars
  • Ryan Burchfield - bass
  • Steve White - drums

[voto: 3.7]

 

Alternative rockers Depswa were disclosed to the mainstream audience in 2003 with "Two Angels And A Dream", an excellent record where nu-metal, so popular in the previous years, was mediated by a full, richer sound, with many elaborate melodies and "larger-than-life" refrains, made memorable even thanks to a dynamic and magnificent production by console star Howard Benson.

Unfortunately, TAaaD sales were disappointing and the band decided to take an indie road, because of lack of support from major Geffen, their label at that time.

Now, after many ups and downs and a few line-up changes, the band from Modesto ( California ) comes back with a new album (originally intended as a 7 tracks EP), released in these days thanks to Tears & Smiles Recordings label, created by the guys themselves.

This time Toby Wright and Logan Mader are behind the knobs; they may be not as famous as Benson but they have both experience and skills needed to act successfully even without a magnificent budget.

The honour to baptize Depswa's come back goes to the puzzling title track, "Distorted American Dream": a crossover of midwestern rock'n'roll and powerful hard rock with a surprising (for the old fans) harmonica, but it is only partly indicative of the new road taken by the band. On the contrary, since the following "Right Now" they jump in the past to seven years ago, with loud guitars and devastating rhythmics that annihilated us on TAaaD and that interchanges with more melodic moments, made precious by the beautiful stentorian and touching voice of Jeremy Penick.

Similar words may be spent with the next "Take It Back" and with "The Biggest Part", a bright example of strength enslaved by a classy melody.

Instead, the heavy and ripetitive "Performance After The Show" brings us to unusual territories for these Californians, on the border of stoner rock, while "Would I Lie", another "sinister" track, pursues Blind Faith's ghosts of blues, with an extra certain something of strength and the unmistakable Penick's mark to seal another quality performance.

The title of "Peace And Serenity" says it all, in fact it is an acoustic, delicate, peaceful and melancholy track that Depswa chooses to close the album the same way they opens it: bewildering us.

Well, rather than a new starting-point, this excellent Distorted American Dream seems like being an intermediate stop for the guys from California, a block in the evolutionary phase of an hungry band, who is searching for revenge and for a new identity.

 

Tracklist Distorted American Dream

  • 01. Distorted American Dream   3:38
  • 02. Right Now   3:40
  • 03. Take It Back   3:39
  • 04. 10 Kinds of Lonely   4:28
  • 05. Performance After The Show   3:47
  • 06. Would I Lie   4:00
  • 07. The Way I Am   3:31
  • 08. Hold On   4:01
  • 09. Cut You Out   3:53
  • 10. One Drop   3:36
  • 11. Down In A Hole   3:55
  • 12. The Biggest Part   3:16
  • 13. Peace & Serenity   3:01


Discography

  • Faithless ep (2000 Independent Release)
  • Two Angels And A Dream (2003 Geffen Records)
  • Distorted American Dream (2010 Tears & Smiles Recordings)


Links

DEPSWA - DISTORTED AMERICAN DREAM Friday, 19 March 2010 00:30 by madseason

depswa distorted american dream front cover

  • Release Date: 16 Marzo 2010
  • Etichetta: Tears & Smiles Recordings
  • Produttore: Toby Wright, Logan Mader

 

  • Jeremy Penick - vocals, guitars
  • Dan Noonan - guitars
  • Ryan Burchfield - bass
  • Steve White - drums

[voto: 3.7][EN]

 

Gli alternative rockers Depswa si rivelarono al grande pubblico nel 2003 con "Two Angels And A Dream", un ottimo disco in cui le influenze del nu-metal imperante nel lustro precedente venivano mediate da un suono più rotondo, ricco di elaborate melodie e con refrain "larger-than-life", memorabili grazie anche ad una produzione dinamica e lussuosa, opera della star della consolle Howard Benson.

Purtroppo le vendite di TAaaD, che uscì per l'importante major Geffen, furono deludenti e la band, stante lo scarso supporto da parte dell'etichetta, decise di intraprendere la strada indipendente.
Ora, dopo varie vicissitudini e un paio di modifiche di lineup, il gruppo originario di Modesto (California) si ripresenta con un nuovo album (inteso originariamente come EP a 7 tracce) che esce proprio in questi giorni grazie alla label Tears & Smiles Recordings, creata dagli stessi artisti.

Questa volta alle manopole troviamo Toby Wright e Logan Mader, che non saranno famosi come Benson ma hanno l'esperienza e la destrezza necessaria per muoversi con successo anche in ambiti che non prevedono budget faraonici.

L'onore di battezzare il ritorno sulla scena dei Depswa tocca alla spiazzante titletrack, "Distorted American Dream": un incrocio di midwestern rock'n'roll e potente hard rock con tanto di armonica che lascia sorpresi i vecchi fan ma che è solo parzialmente indicativa della nuova strada intrapresa dalla band. Anzi, già dalla successiva "Right Now" si ritorna indietro di 7 anni, con quelle chitarre fragorose e quella ritmica devastante che ci avevano annichilito ai tempi di TAaaD, e che si alternano ai momenti più melodici impreziositi dalla bella voce stentorea ed emozionante di Jeremy Penick.
Discorso analogo si potrebbe fare con la successiva, cadenzata e obliqua "Take It Back" e con "The Biggest Part", fulgido esempio di potenza asservita alla melodia di classe.

E non ci si discosta molto da sonorità già sperimentate neanche con le power ballad "10 Kinds Of Lonely" e "Hold On".

Invece la heavy e ripetitiva "Performance After The Show" ci porta in territori inconsueti per i californiani, alla frontiera dello stoner rock, mentre "Would I Lie", altra traccia "sinistra", rincorre i fantasmi blues dei Blind Faith, ma con un extra quid di potenza e il marchio inconfondibile di Penick a sigillare un'altra performance di qualità.
"Peace And Serenity" ha un titolo che parla da solo: un brano acustico, delicato, tranquillo e malinconico che i Depswa scelgono per chiudere l'album così come l'avevano aperto, disorientandoci.

Insomma, più che un nuovo punto di partenza, questo comunque ottimo Distorted American Dream sembra una tappa intermedia per i californiani, un tassello nella fase evolutiva di una band affamata, in cerca di rivincite, ma anche di una nuova identità.


Tracklist di Distorted American Dream

  • 01. Distorted American Dream   3:38
  • 02. Right Now   3:40
  • 03. Take It Back   3:39
  • 04. 10 Kinds of Lonely   4:28
  • 05. Performance After The Show   3:47
  • 06. Would I Lie   4:00
  • 07. The Way I Am   3:31
  • 08. Hold On   4:01
  • 09. Cut You Out   3:53
  • 10. One Drop   3:36
  • 11. Down In A Hole   3:55
  • 12. The Biggest Part   3:16
  • 13. Peace & Serenity   3:01


Discografia dei Depswa

  • Faithless ep (2000 Independent Release)
  • Two Angels And A Dream (2003 Geffen Records)
  • Distorted American Dream (2010 Tears & Smiles Recordings)


Link suggeriti

LOSTPROPHETS - THE BETRAYED Sunday, 24 January 2010 19:20 by madseason

lostprophets the betrayed front cover

  • Release Date: 25 Gennaio 2010
  • Etichetta: Visible Noise - Sony BMG
  • Produttore: Stuart Richardson

 

  • Ian Watkins – lead vocals
  • Lee Gaze – lead guitar
  • Mike Lewis – rhythm guitar
  • Jamie Oliver – synth, turntables, samples, vocals
  • Stuart Richardson – bass
  • Ilan Rubin – drums, percussion

[voto: 4.5]

Ed eccolo dunque l'album rock più atteso di questo primo mese degli anni '10.
Il nuovo lavoro dei Lostprophets, "The Betrayed", esce a 4 anni dal controverso "Liberation Transmission", dopo una lunga serie di rinvii dovuti a dispute con le etichette discografiche, problemi con i produttori via via coinvolti, dubbi e ripensamenti sulle tracce da inserire.

Ma adesso è qui e ce lo possiamo gustare in tutta la sua potenza e il suo vigore.
"If It Wasn't For Hate, We'd Be Dead By Now" è il canto di battaglia che apre l'album, una intro rabbiosa che non lascia dubbi sulle rinnovate intenzioni bellicose di Ian Watkins e soci; e a seguire, senza soluzione di continuità, quel gran calcio in culo che risponde al nome di "DSTRYR/DSTRYR", un pezzo aggressivo come un pitbull dopato che farà la gioia dei fan della prima ora dei gallesi. Si comincia a prender fiato con uno dei primi due singoli estratti dall'album, "It's Not The End Of The World, But I Can See It From Here", che si concede all'airplay radiofonico grazie ad una melodia furba e coinvolgente. Seguono l'altro singolo,"Where We Belong", con il suo refrain cantilenante, un brano catchy nella musica ma oscuro nel testo, e la furiosa "Next Stop, Atro City". "For He's A Jolly Good Felon" è un interessante powerpop alternativo; in "A Better Nothing" i Lostprophets rileggono alla loro ruvida maniera gli U2 di The Unforgettable Fire; il pop punk mainstream di "Streets Of Nowhere" è il gradevole capitolo successivo, mentre "Dirty Little Heart" potrebbe funzionare come terzo singolo, grazie a strofe e ritornello dalla facile presa (potevano scriverla i Calling!). E per la serie "let's save the best for last", ecco "Darkest Blue", un anthem glorioso con un chorus colossale che, con la successiva "The Light That Shines Twice As Bright..." - epica, atmosferica, deliziosa - conclude l'album col botto.

Bel disco questo "The Betrayed", una dimostrazione evidente che i Lostprophets non solo sono ancora vivi e vegeti, ma sono anche ispirati come forse non ci aspettavamo più.

 

Tracklist di The Betrayed

  • 01. If It Wasn't For Hate, We'd Be Dead By Now   2:18
  • 02. DSTRYR/DSTRYR   4:28
  • 03. It's Not The End Of The World, But I Can See It From Here   4:19
  • 04. Where We Belong   4:37
  • 05. Next Stop, Atro City   3:01
  • 06. For He's A Jolly Good Felon   4:40
  • 07. A Better Nothing   4:45
  • 08. Streets Of Nowhere   3:26
  • 09. Dirty Little Heart   5:42
  • 10. Darkest Blue   3:50
  • 11. The Light That Shines Twice As Bright...   5:52


Discografia dei Lostprophets

  • Thefakesoundofprogress (2000 Visible Noise - Sony Music)
  • Start Something (2004 Visible Noise - Sony Music)
  • Liberation Transmission (2006 Visible Noise - Sony Music)
  • The Betrayed (2010 Visible Noise - Sony Music)


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SKILLET - AWAKE Sunday, 3 January 2010 12:31 by amaranth

skillet awake front cover

  • Release Date: 25 Agosto 2009
  • Etichetta: Ardent Records - Lava - Atlantic
  • Produttore: Howard Benson

 

  • John Cooper – lead vocals, bass
  • Ben Kasica – lead guitar
  • Korey Cooper – keyboard, rhythm guitar, background vocals, synthesizer
  • Jen Ledger – drums, background vocals

 

 

[voto:3.5]

Già passati alla ribalta con il precedente "Comatose", questi Skillet arrivati al settimo studio-album non cambiano di una virgola genere proposto, una sorta di melodic (nu) metal, con voce maschile/femminile, perfezionato con inserti orchestrali e tagliato per le heavy rotation delle radio rock di mezzo mondo. Per quanto scontato e autoindulgente sia il genere di riferimento, "Awake" ha quella marcia in più, per via del flavour anni ottanta che permea la dozzina di brani qui presenti e si combina alla perfezione con suoni e produzione moderna. Merito (ma per molti potrebbe essere anche un demerito visto che ormai i suoni e le dinamiche sono le stesse per tutti i gruppi che produce) di Howard Benson, e dell'ormai onnipresente Brian Howes già producer della band in passato, che in questo "Awake" preferisce stare nelle retrovie e concentrarsi sul songwriting.

Il platter potrà anche suonare scontato ad un primo passaggio, ma quello che convince sulla lunga distanza sono le canzoni, rotonde, fluide, compatte. Impossibile rimanere impassibili all'impatto dei singoli "Monster" ed "Hero", al dinamismo di "Awake And Alive", alla power ballad "Don't Wake Me" o di fronte ai chorus tipicamente Howes-style di "One Day Too Late"  e "Should've When You Could've".

Il genere è quello portato al successo dagli Evanescence, cavalcato a dovere dai nostri Lacuna Coil, ma francamente se dovessi scegliere chi lo ha perfezionato (e meglio interpretato), non esiterei a fare il nome di questi Skillet.

 

Tracklist di Awake

  • 01. Hero   3:06
  • 02. Monster   2:58
  • 03. Don't Wake Me   3:55
  • 04. Awake And Alive   3:31
  • 05. One Day Too Late   3:40
  • 06. It's Not Me It's You   3:24
  • 07. Should've When You Could've   3:31
  • 08. Believe   3:50
  • 09. Forgiven   3:39
  • 10. Sometimes   3:28
  • 11. Never Surrender   3:30
  • 12. Lucy   3:38


Discografia degli Skillet

  • Skillet (1996 Ardent Records / Forefront Records)
  • Hey You, I Love Your Soul (1998 Ardent Records / Forefront Records)
  • Invincible (2000 Ardent Records / Forefront Records)
  • Ardent Worship Live (2000 Ardent Records)
  • Alien Youth (2001 Ardent Records)
  • Collide (2003 Ardent Records)
  • Comatose (2006 Ardent Records - Lava / Atlantic)
  • Comatose Comes Alive (2008 Ardent Records - Lava / Atlantic)
  • Awake (2009 Ardent Records - Lava / Atlantic)


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THREE DAYS GRACE - LIFE STARTS NOW Monday, 30 November 2009 00:01 by amaranth

three days grace life starts now front cover

  • Release Date: 22 Settembre 2009
  • Etichetta: Jive - Zomba - Sony Music
  • Produttore: Howard Benson

 

  • Adam Gontier – lead vocals, rhythm guitar
  • Barry Stock – lead guitar
  • Brad Walst – bass, background vocals
  • Neil Sanderson – drums, percussion, piano, background vocals

 

[voto: 3.5]

Avevo perso le tracce di questo combo canadese all'indomani del loro omonimo debutto, rapito dal singolo "I Hate Everything About You". E pensare che all'epoca (2003) si parlava di nu metal, termine ormai in disuso visto e considerato il sound sempre più classico delle produzioni odierne: sempre più pulite, sempre meno "alternative" e sempre più classicamente rock.

Solo recentemente mi è capitato tra le mani il disco successivo, "One-X", forse un po' troppo impelagato in un alternative metal dai riff grunge, iper prodotto e pre-confezionato e con canzoni che facevano la voce grossa senza mordere seriamente. Lacuna risolta in buona parte con questo "Life Starts Now", grazie al contributo di Howard Benson in regia, che questa volta si limita a smussare gli angoli senza imporre il proprio stile, un po' il difetto delle sue produzioni di questi ultimi anni.

La realtà è che i 3DG possono confondersi tra mille altri act del genere, per cui quel che necessita è la classica aggiustata di "tiro" per rendere il proprio repertorio meno scontato del solito. Così il materiale che compone "Life Starts Now" risulta più coinvolgente, e prova ne sono tracce del calibro di "Bitter Taste", "Break" e "The Good Life" che racchiudono al meglio la carica e l'energia live della band dell'Ontario. Anche a livello melodico c'è stato un passo in avanti, e non mancano brani dall'accentuato appeal commerciale, come nel caso di "Lost In You", "No More" o nell'accorato grido di "World So Cold". Un buon album se vi piace questo hard rock intinto in sonorità post-grunge.


Tracklist di Life Stars Now

  • 01. 01. Bitter Taste   4:02
  • 02. Break   3:13
  • 03. World So Cold   4:03
  • 04. Lost In You   3:53
  • 05. The Good Life    2:53
  • 06. No More   3:45
  • 07. Last to Know   3:27
  • 08. Someone Who Cares   4:52
  • 09. Bully   3:39
  • 10. Without You   3:34
  • 11. Goin' Down   3:06
  • 12. Life Starts Now   3:08


Discografia dei Three Days Grace

  • Three Days Grace (2003 Jive)
  • One-X (2006 Jive)
  • Life Starts Now (2009 Jive)


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