DAVID FORD - LET THE HARD TIMES ROLL Saturday, 13 February 2010 18:07 by madseason

david ford let the hard times roll front cover

  • Release date: 3 Febbraio 2010 (iTunes) - 15 Febbraio 2010 (cd)
  • Etichetta: The Magnolia Label
  • Produttore: David Ford

 

 

 

 

 

[voto: 4]

Come adoro i dischi che si recuperano al buio per due soldi, ispirati dalla copertina, o dal titolo dell'album, e che si rivelano delle autentiche chicche!

E' il caso del nuovo album di David Ford, artista inglese che ha nel suo carnet un'esperienza non esattamente memorabile come frontman degli Easyworld e tre studio album solisti, totalmente indipendenti. A dispetto del fatto che per i più sia il classico signor nessuno, in realtà David può vantare una voce bellissima, corposa, lievemente roca, e capacità di songwriter navigato che farebbero invidia a molti midwestern rocker americani.

Ed in effetti, sebbene Ford siano nato nel Kent e viva nel Sussex, la sua musica è affine a quella di artisti a stelle e strisce come Augustana, Will Hoge, Gin Blossoms, John Mellencamp, The Alternate Routes, Tom Petty, The Wallflowers. Insomma, american rootsy rock in cui gli effetti speciali delle grandi produzioni da classifica cedono il passo ad un sound schietto e vibrante, e i racconti di ragazzetti ipervitaminizzati che sognano puttanelle sculettanti con le tette rifatte fanno strada a storie mature, intimiste, mai noiose, con un'innervatura di ironia e malinconia che porta linfa vitale alla narrazione di ricordi emozionanti. "British hearts, American roads and Irish sadness", per dirla con le parole dello stesso cantautore.

Con il supporto della sua voce calda e di strumenti tradizionali - chitarra acustica, piano, basso, batteria, con qualche comparsata di violoncello, armonica a bocca, slide, contrabbasso acustico, lap steel - David Ford confeziona 13 canzoni appassionate e appassionanti, tra ballad elettroacustiche e rockers da saloon, tra numeri tinti di country-folk e melliflui slow con tutto il gusto del bourbon del Kentucky.

David è un perdente di lusso, di quelli a cui non si può non affezionarsi: dimostrategli tutta la vostra stima sganciando qualche svanzica per uno dei suoi lavori. Saprà ringraziarvi calorosamente, senz'altro.


Tracklist di Let The Hard Times Roll

  • 01. Panic   3:45
  • 02. Making Up For Lost Time   3:00
  • 03. Waiting For The Storm   4:44
  • 04. Surfin' Guantanamo Bay   2:21
  • 05. To Hell With The World   4:09
  • 06. Stephen   3:19
  • 07. Nothing At All   2:14
  • 08. Sylvia   2:58
  • 09. Meet Me In the Middle   3:50
  • 10. Missouri   1:30
  • 11. She's Not The One   3:38
  • 12. Hurricane   4:18
  • 13. Call To Arms   5:00


Discografia di David Ford

  • I Sincerely Apologise for All the Trouble I've Caused (2005 Independent Release)
  • Songs For The Road (2007 Independent Release)
  • Let The Hard Times Roll (2010 The Magnolia Label)


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NICK JONAS & The ADMINISTRATION - WHO I AM Monday, 8 February 2010 23:12 by madseason

nick jonas & the administration who i am front cover

  • Release Date: 5 Febbraio 2010
  • Etichetta: Hollywood Records
  • Produttore: John Fields

 

  • Nick Jonas - vocals, piano, guitar
  • David Ryan Harris - guitar
  • Tommy Barbarella - keyboards
  • John Fields - bass
  • Michael Bland - drums

[voto:4]


Nick Jonas, giovanissimo membro degli idoli dei teen-ager Jonas Brothers, decide che è già arrivato il momento di prendersi qualche rischio e, formata una superband con artisti bravi e navigati tipo gli ex The New Power Generation di Prince, Tommy Barberella e Michael Bland, incide un disco solista che merita l'attenzione anche di chi ha in odio fenomeni commerciali e stelline da tv dei ragazzi.

Sotto la guida dell'ottimo producer (e bassista, per l'occasione) John Fields, Nick si produce in 10 interessanti tracce che svariano tra pop rock dei seventies, soul d'annata, blues e ammiccamenti funky, rivelando tutto il suo amore per la musica di Stevie Wonder, Prince ed Elvis Costello e un'abilità nello scrivere brani maturi e levigati non comune in songwriter così giovani.

A soli 17 anni, e nonostante una voce che non ha ancora acquisito tutti i registri adulti, la star della Disney pare già convinta dei propri mezzi e del proprio futuro: è nato il nuovo John Mayer?

NB: Sonny Thompson, altro ex The New Power Generation, ha preso il posto di David Harris nella band che sta accompagnando Nick Jonas nel suo primo tour americano con gli Administration


Tracklist di Who I Am

  • 01. Rose Garden   (Nick Jonas) 3:34
  • 02. Who I Am   (Nick Jonas) 4:05
  • 03. Olive & An Arrow   (Nick Jonas) 4:59
  • 04. Conspiracy Theory   (Nick Jonas) 3:47
  • 05. In The End   (Nick Jonas, Greg Garbowsky, P.J. Bianco) 4:52
  • 06. Last Time Around   (Nick Jonas, Greg Garbowsky, P.J. Bianco) 4:07
  • 07. Tonight   (Nick Jonas, Joe Jonas, Kevin Jonas, Greg Garbowsky) 4:19
  • 08. State Of Emergency   (Nick Jonas, John Fields) 3:34
  • 09. Vesper's Goodbye   (Nick Jonas, P.J. Bianco) 3:11
  • 10. Stronger (Back On The Ground)   (Nick Jonas, Leeland Mooring, Jack Mooring) 4:54


Discografia di Nick Jonas & The Administration

  • Who I Am (2010 Hollywood Records)


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KASHMIR - TRESPASSERS Monday, 8 February 2010 23:02 by madseason

kashmir trespassers front cover

  • Release Date: 1 Febbraio 2010
  • Etichetta: Columbia - Sony
  • Produttore: Kashmir, Andy Wallace, John O'Mahony

 

  • Kasper Eistrup - vocals, guitar
  • Henrik Lindstrand - keyboards, guitar
  • Mads Tunebjerg - bass
  • Asger Techau - drums

 

 

[voto:4]Li conoso poco questi 4 danesotti che hanno battezzato la loro band in onore del leggendario pezzo dei Led Zeppelin, eppure a casa loro sono da tempo delle star e possono vantare un più che discreto seguito anche al di fuori dei patrii confini.
Il loro nuovo disco, il sesto in studio, se si escludono i lavori indipendenti, mi convince. A partire dalla perfetta produzione, per la quale Eistrup e compagni sono stati coadiuvati da John O'Mahony (Coldplay, Alberta Cross, Kaiser Chiefs, Depeche Mode e The Cribs nel suo palmares) e dalla vecchia volpe Andy Wallace (Faith No More, The Cult, Feeder, Blind Melon, Foo Fighters, Biffy Clyro, Kaiser Chiefs, Linkin Park, Skunk Anansie e potrei andare avanti per altre tre pagine).

E poi il songwriting... In bilico tra sonorità melancholic pop alla Coldplay, Keane, Travis e Saybia (questi ultimi loro compaesani) ed elettropoprock in stile Carpark North (altra band danese, eccellente tra l'altro), troviamo 10 ottime tracce che hanno il grande pregio di crescere ascolto dopo ascolto, a dimostrazione che i Kashmir sono una band di sostanza e non un gruppettino di pop usa e getta.

Vorrei portare qualche brano ad esempio delle capacità del gruppo di proporre la loro musica intensa, malinconica, ricca di suggestive sfumature autunnali, con stile e bravura, ma fatico a scegliere un pezzo a discapito di un altro.
No, meglio versarsi un bicchiere di buon vino, spegnere la luce ed abbandonarsi all'ascolto di questo notevole "Trespassers". Musica per l'anima.

 

Tracklist di Trespassers

  • 01. Mouthful Of Wasps   05:16
  • 02. Intruder   04:24
  • 03. Mantaray   04:10
  • 04. Pallas Athena   02:28
  • 05. Still Boy   05:12
  • 06. Bewildered In The City   06:29
  • 07. Pursuit Of Misery   04:07
  • 08. Time Has Deserted Us   04:04
  • 09. Danger Bear   03:40
  • 10. The Indian (That Dwells In This Chest)   05:23


Discografia dei Kashmir

  • Travelogue (1994 Sony)
  • Cruzential (1996 Sony)
  • The Good Life (1999 Sony)
  • Zitilites (2003 Sony)
  • No Balance Palace (2005 Sony)
  • Trespassers (2010 Columbia - Sony)


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OCEAN COLOUR SCENE - SATURDAY Sunday, 31 January 2010 22:38 by madseason

ocean color scene saturday

  • Release Date: 1 Febbraio 2010
  • Etichetta: Cooking Vinyl Records
  • Produttore: Gavin Monaghan

 

  • Simon Fowler - vocals
  • Steve Cradock - guitar
  • Andy Bennett - guitar
  • Dan Sealey - bass
  • Oscar Harrison - drums

 

[voto:3.5]

Tornano i veterani del britpop Ocean Colour Scene, ormai alla nona prova in studio, a 18 anni (!) di distanza dal loro disco d'esordio e a 14 da quel "Moseley Shoals" che li ha proiettati al top delle chart d'oltremanica, rendendoli una delle band più influenti ed amate del panorama pop-rock inglese della metà degli anni novanta, in compagnia di Oasis, Blur, Suede, Elastica e Supergrass.

Dopo il grande successo del successivo "Marchin' Already" (quasi due milioni di copie nel solo Regno Unito), per gli OCS è cominciata una lenta ma inevitabile discesa, il cui picco è rappresentato dal penultimo studio album di tre anni fa, "On The Leyline": solo una settimana in classifica nella "UK Album Charts" ad un poco onorevole 37° posto, snobbato dalla critica e dal pubblico modaiolo che tanto aveva contribuito al successo degli OCS quando il loro sound era "in".

A onor del vero, la band di Simon Fowler aveva ormai perso da anni gran parte dello smalto degli heydays, tanto che anche lo zoccolo duro dei fans cominciava a veder vacillare la propria fede.
Fede che potrebbe essere rinsaldata proprio da questa nuova prova in studio: "Saturday" infatti è un disco vivo, brillante, che guarda al passato degli Ocean senza nostalgia, proponendo anthem da arena, ballate appassionate e poprockers divertenti, con un suono fresco, seppur classico.

Il rock alla Dire Straits di "100 Floors Of Perception" apre l'album in maniera inconsueta per Fowler & co., ma è con le successive "Mrs Maylie" e "Saturday" che i britannici ci ricordano chi sono e ci spiegano perchè valga la pena dar loro ancora una chance: il powerpop che odora di Cheap Trick lontano un miglio della prima e il britpop energico e trascinante della seconda sono una goduria per le orecchie.
Lo slow "Just A Little Bit Of Love" e la cadenzata "Old Pair Of Jeans" - quest'ultima con un gradevole tocco western - rallentano un po' il ritmo dell'album, che riprende con il rock tradizionale arricchito da cori gospel di "Sing Children Sing".
Nuovo pitstop con il lamento della drammatica "Harry Kidnap", mentre con "Magic Carpet Days" il pop dei sixties irrompe con tutta la sua frivolezza. La meditata "The Word" è sostenuta dal lavoro degli strumenti acustici che vengono riproposti anche nella lenta "Village Life", che ci sorprende con i suoi echi pinkfloydiani.
In "Postal" il poprock degli OSC si fa noisy senza infastidire, mentre "What's Mine Is Yours" ha scritto "Beatles" in fronte a caratteri cubitali. "Fell In Love On The Street Again", una delicata ballad guidata dal pianoforte, un filo stucchevole, a onor del vero, ci conduce all'episodio conclusivo del disco: "Rockfield", un brano anthemico, incalzante, che dimostrerà il suo pieno valore nella dimensione live.

Concludendo: "Saturday" non è un album epocale, ma scommetto che gli Oasis darebbero un rene per riuscire a riproporsi a questi livelli.


Tracklist di Saturday

  • 01. 100 Floors Of Perception   3:10
  • 02. Mrs Maylie   3:14
  • 03. Saturday   3:25
  • 04. Just A Little Bit Of Love   2:58
  • 05. Old Pair Of Jeans   3:16
  • 06. Sing Children Sing   3:42
  • 07. Harry Kidnap   3:58
  • 08. Magic Carpet Days   3:14
  • 09. The Word   3:09
  • 10. Village Life   3:27
  • 11. Postal   2:07
  • 12. What's Mine Is Yours   3:02
  • 13. Fell In Love On The Street Again   3:01
  • 14. Rockfield   3:21


Discografia degli Ocean Colour Scene

  • Ocean Colour Scene (1992 Fontana)
  • Moseley Shoals (1996 MCA)
  • Marchin' Already (1997 Island)
  • One from the Modern (1999 Island)
  • Mechanical Wonder (2001 Island)
  • North Atlantic Drift (2003 Sanctuary)
  • A Hyperactive Workout For The Flying Squad (2005 Sanctuary)
  • On the Leyline (2007 Moseley Shoals)
  • Saturday (2010 Cooking Vinyl)


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NUMBER ONE GUN - TO THE SECRETS & KNOWLEDGE Friday, 29 January 2010 23:52 by madseason

number one gun to the secret & knowledge

  • Release Date: 26 Gennaio 2010
  • Etichetta: Tooth & Nail Records
  • Produttore: Jeff Schneeweis

 

  • Jeff Schneeweis - vocals, guitars, keyboards, electronics

 

 

 

[voto:3.5]

Per cominciare: I Number One Gun (che tradotto in italiano farebbe "Pistola Numero Uno"... facciamo finta di niente) erano un gruppo rock di Chico, California, che si è sciolto nel 2006 dopo aver rilasciato un EP e due full-length. Successivamente, Jeff Schneeweis, leader, cantante e polistrumentista del gruppo, crea i The North Pole Project e, nel giro di un anno, gli cambia nome in Number One Gun, che quindi ritornano come progetto solista di Schneeweis.

"To The Secrets & Knowledge" è il secondo album di questa reincarnazione dei NOG e segue di due anni l'album "The North Pole Project" (ah, la fantasia!) che passò quasi inosservato alle mie orecchie.
Ma con questo nuovo album andiamo decisamente meglio: Jeff Schneeweis è riuscito a sviluppare il sound indie pop rock dei NGO, rendendolo più eclettico ed interessante.

Si spazia così dall'opener “The Victory”, un anthem colorato da un semplice ma elegante riff di synth, alla sperimentale "Noises", affine ad alcuni lavori di Imogen Heap; dall'ambient evocativo di “White Lies” al rock corposo in stile Anberlin del singolo "Forest"; dall'acustica, minimale “The People” all'energica "Hey Stranger", che potrebbepassare per un'outtake dei Jack's Mannequin.

Un discorso a parte merita la conclusiva "Don't Stop Believing", cover del famosissimo, immortale capolavoro dei Journey: non potendo contare sulla voce divina di un Perry né sulla classe superiore e sulla tecnica chitarristica di uno Schon, forse era il caso di cercare un approccio a questa reinterpretazione più creativo e coraggioso. La versione di Schneeweis non aggiunge niente all'originale e chiude con un episodio che lascia perplessi un disco altrimenti molto valido, sicuramente il migliore dei Number One Gun.


Tracklist di To The Secrets & Knowledge

  • 01. The Victory   3:07
  • 02. Big Machines   3:29
  • 03. Forest   4:05
  • 04. Noises   2:44
  • 05. Hey Strange   3:00
  • 06. The People   2:35
  • 07. White Lies   3:20
  • 08. Look To Pass   3:06
  • 09. Try It   3:12
  • 10. Don't Stop Believing   4:15


Discografia dei Number One Gun

  • Forever (2002 Floodgate Records)
  • Celebrate Mistakes (2003 Floodgate Records)
  • Promises For The Imperfect (2005 Tooth & Nail Records)
  • The North Pole Project (2008 Tooth & Nail Records)
  • To The Secrets & Knowledge (2010 Tooth & Nail Records)


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LOSTPROPHETS - THE BETRAYED Sunday, 24 January 2010 19:20 by madseason

lostprophets the betrayed front cover

  • Release Date: 25 Gennaio 2010
  • Etichetta: Visible Noise - Sony BMG
  • Produttore: Stuart Richardson

 

  • Ian Watkins – lead vocals
  • Lee Gaze – lead guitar
  • Mike Lewis – rhythm guitar
  • Jamie Oliver – synth, turntables, samples, vocals
  • Stuart Richardson – bass
  • Ilan Rubin – drums, percussion

[voto: 4.5]

Ed eccolo dunque l'album rock più atteso di questo primo mese degli anni '10.
Il nuovo lavoro dei Lostprophets, "The Betrayed", esce a 4 anni dal controverso "Liberation Transmission", dopo una lunga serie di rinvii dovuti a dispute con le etichette discografiche, problemi con i produttori via via coinvolti, dubbi e ripensamenti sulle tracce da inserire.

Ma adesso è qui e ce lo possiamo gustare in tutta la sua potenza e il suo vigore.
"If It Wasn't For Hate, We'd Be Dead By Now" è il canto di battaglia che apre l'album, una intro rabbiosa che non lascia dubbi sulle rinnovate intenzioni bellicose di Ian Watkins e soci; e a seguire, senza soluzione di continuità, quel gran calcio in culo che risponde al nome di "DSTRYR/DSTRYR", un pezzo aggressivo come un pitbull dopato che farà la gioia dei fan della prima ora dei gallesi. Si comincia a prender fiato con uno dei primi due singoli estratti dall'album, "It's Not The End Of The World, But I Can See It From Here", che si concede all'airplay radiofonico grazie ad una melodia furba e coinvolgente. Seguono l'altro singolo,"Where We Belong", con il suo refrain cantilenante, un brano catchy nella musica ma oscuro nel testo, e la furiosa "Next Stop, Atro City". "For He's A Jolly Good Felon" è un interessante powerpop alternativo; in "A Better Nothing" i Lostprophets rileggono alla loro ruvida maniera gli U2 di The Unforgettable Fire; il pop punk mainstream di "Streets Of Nowhere" è il gradevole capitolo successivo, mentre "Dirty Little Heart" potrebbe funzionare come terzo singolo, grazie a strofe e ritornello dalla facile presa (potevano scriverla i Calling!). E per la serie "let's save the best for last", ecco "Darkest Blue", un anthem glorioso con un chorus colossale che, con la successiva "The Light That Shines Twice As Bright..." - epica, atmosferica, deliziosa - conclude l'album col botto.

Bel disco questo "The Betrayed", una dimostrazione evidente che i Lostprophets non solo sono ancora vivi e vegeti, ma sono anche ispirati come forse non ci aspettavamo più.

 

Tracklist di The Betrayed

  • 01. If It Wasn't For Hate, We'd Be Dead By Now   2:18
  • 02. DSTRYR/DSTRYR   4:28
  • 03. It's Not The End Of The World, But I Can See It From Here   4:19
  • 04. Where We Belong   4:37
  • 05. Next Stop, Atro City   3:01
  • 06. For He's A Jolly Good Felon   4:40
  • 07. A Better Nothing   4:45
  • 08. Streets Of Nowhere   3:26
  • 09. Dirty Little Heart   5:42
  • 10. Darkest Blue   3:50
  • 11. The Light That Shines Twice As Bright...   5:52


Discografia dei Lostprophets

  • Thefakesoundofprogress (2000 Visible Noise - Sony Music)
  • Start Something (2004 Visible Noise - Sony Music)
  • Liberation Transmission (2006 Visible Noise - Sony Music)
  • The Betrayed (2010 Visible Noise - Sony Music)


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STARS OF TRACK AND FIELD - A TIME FOR LIONS Saturday, 23 January 2010 18:55 by madseason

stars of track and field a time for lions front cover

  • Release date: 15 Settembre 2009
  • Etichetta: Wind-up Records
  • Produttore: John King

 

  • Kevin Calaba - vocals, guitar
  • Jason Bell - guitar, vocals
  • Daniel Orvik - drums

 

 

[voto: 4]

Maturano gli Stars Of Track And Field. E bene, anche. Il pur valido debutto su Wind-up, "Centuries Before Love And War", con le sue influenze Radiohead, Echo and the Bunnymen, Depeche Mode, U2 e Joy Division, era forse ancora un po' acerbo e grezzo.

Il nuovo "A Time For Lions" mostra una interessante progressione stilistica: senza smentire le proprie origini, gli SoTaF consolidano il proprio songwriting, abbracciando il sound di band mainstream come Coldplay, Death Cab For Cutie e OneRepublic, e coniano 11 brani brillantemente costruiti che aprono a Kevin Calaba e soci le porte dell'airplay radiofonico.

Coniugare il pop elettronico con il rock da arena (o da stadio, addirittura) dei giorni nostri sembra infatti la mossa giusta per attirare l'attenzione di chi cura i palinsesti delle stazioni rock ed uscire definitivamente dallo status - prestigioso ma poco remunerativo - di cult band.
Ma non pensiate che quella degli Stars sia solo una mossa scaltra: i tre di Portland riescono infatti nel non facile compito di mantenere la propria integrità artistica sviluppando nel contempo un sound personale, di classe ed eleganza, che non scivola mai nel banale e nel ripetitivo.

Qualche prova? Ascoltate l'anthemica opening "Racing Lights", con il suo appassionato chorus, oppure la deliziosa "The Breaking Of Waves" con quella chitarrina alla The Edge su una melodia che fonde mirabilmente Coldplay ed elettrowave degli eighties. O perchè non la sottile, intima e riflessiva "Through The Static", guidata dalla voce quasi sussurrata di Kevin Calaba, un singer sino ad ora sottovalutato, che merita la ribalta dei grandi palchi internazionali. Sentitelo cantare con trasporto "Safety In Numbers", con quell'impostazione vocale che mi ricorda il Justin Furstenfeld più introspettivo. Bravissimo.

E un plauso anche alla Wind-up Records, famosa per band dall'enorme successo come Creed ed Evanescence, che dopo averci regalato gli eccellenti The Queen Killing Kings, ripropone con un gran bel disco gli Stars Of Track And Field.
E' arrivata l'ora dei leoni!

Tracklist di A Time For Lions

  • 01. Racing Lights   3:19
  • 02. End Of All Time   3:35
  • 03. The Breaking Of Waves   3:27
  • 04. Now You Lift Your Eyes To The Sun   4:25
  • 05. In Bright Fire   3:35
  • 06. Peeling Away   3:19
  • 07. Through The Static   3:19
  • 08. Safety In Numbers   3:32
  • 09. The Aviator   3:26
  • 10. The Stranger   4:50
  • 11. Sunrise Ends   3:29             


Discografia degli Stars Of Track And Field

  • Stars Of Track And Field (2003 No Logo Records)
  • You Came Here For Sunset Last Year (2005 Mad Recordings)
  • Centuries Before Love And War (2006 Wind-up Records)
  • A Time For Lions (2009 Wind-up Records)


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DASHBOARD CONFESSIONAL - ALTER THE ENDING Saturday, 23 January 2010 18:45 by madseason

dashboard confessional alter the ending front cover

  • Release Date: 10 Novembre 2009
  • Etichetta: Vagrant Records - Universal Music 
  • Produttore: Butch Walker, Adam Schlesinger

 

  • Chris Carrabba - vocals, guitar
  • John Lefler - guitar, piano
  • Scott Schoenbeck - bass
  • Mike Marsh - drums

 

[voto:3.5]

Il mio primo pensiero all'ascolto del sesto album dei Dashboard Confessional è quello che Chris Carrabba non abbia preso bene il non eccellente successo commerciale del precedente "The Shade Of Poison Trees" e che abbia reagito scegliendo un approccio scaltro e sopra le righe per il suo nuovo lavoro.
D'altronde non ti porti a casa un produttore come l'ex-Marvelous 3 Butch Walker (Avril Lavigne, Lindsay Lohan, Pink, Katy Perry, Weezer, Fall Out Boy tra le sue infinite collaborazioni) se le intenzioni sono quelle di tenere un basso profilo.

La sfida di Chris è stata evidentemente quella di riuscire a riconquistare un posto al sole nelle classifiche di vendita - con una bella rimpolpata di portafoglio - mantenendo al contempo la credibilità acquisita negli anni.
La Top Ten di Billboard, il numero uno nelle chart canadesi e britanniche ed una popolarità in crescendo in Europa - tanto che il singolo "Belle Of The Boulevard" ha cominciato a fare proseliti anche da noi - suggeriscono che la prima parte della sfida è stata vinta.
E' la seconda parte che sta dando qualche grattacapo in più ai Dashboard: non sono pochi i fan della prima ora che hanno gridato al tradimento, accusando Carrabba di essersi messo in competizione con gli idoli pop dei teenager americani, sacrificando integrità e genuinità sull'altare del dio dollaro.

Io sono meno categorico e più accondiscendente nei confronti dell'ex-emo rocker della Florida (qualcuno si ricorda quando "emo" non era ancora e solo un termine modaiolo per descrivere il look dei ragazzini col ciuffo?).
In fondo la buona qualità del songwriting di Carrabba mi pare innegabile, e brani come "Get Me Right", "Belle Of The Boulevard", "I Know About You", "Alter The Ending", "The Motions", per quanto ruffiani, sono costruiti con abilità ed eseguiti con un'energia e un trasporto che dona loro una buona dose di credibilità.

Da rilevare che i Dashboard hanno pubblicato "Alter The Ending" anche in una deluxe edition che include un secondo cd in cui vengono riproposti tutti i brani dell'album in chiave acustica: forse solo una democristianata per tenersi buoni i fans più integralisti. Di certo c'è che, sulla scia di questo cd "alternativo", Chris Carrabba e John Leffler sono in tour con uno show dalla natura intima - solo voce, chitarra e pianoforte - che toccherà anche l'Italia con una data alla Salumeria della Musica di Milano, il prossimo 3 Febbraio. Un'ottima occasione per toccare con mano la reale consistenza della band, al di là delle superproduzioni da studio works.

 

Tracklist di Alter The Ending

  • 01. Get Me Right   3:15
  • 02. Until Morning   3:44
  • 03. Everybody Learns From Disaster   3:33
  • 04. Belle Of The Boulevard   4:02
  • 05. I Know About You   3:07
  • 06. Alter The Ending   3:24
  • 07. Blame It On The Changes   4:11
  • 08. Even Now   2:43
  • 09. The Motions   4:02
  • 10. No News Is Bad News   3:54
  • 11. Water And Bridges   3:36
  • 12. Hell On The Throat   3:10


Discografia dei Dashboard Confessional

  • The Swiss Army Romance (2000 Fiddler - Vagrant Records)
  • The Places You Have Come To Fear The Most (2001 Vagrant Records)
  • A Mark, A Mission, A Brand, A Scar (2003 Vagrant Records)
  • Dusk And Summer (2006 Vagrant Records)
  • The Shade Of Poison Trees (2007 Vagrant Records)
  • Alter The Ending (2009 Vagrant Records - Universal)


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