FAIR - DISAPPEARING WORLD Wednesday, 17 February 2010 17:36 by madseason

fair disappearing world

  • Release Date: 9 Febbraio 2010
  • Etichetta: Tooth & Nail Records
  • Produttore: Aaron Sprinkle

 

  • Aaron Sprinkle - lead vocals, guitar
  • Erick Newbill - guitar, vocals
  • Nick Barber - bass, vocals
  • Joey Sanchez - drums, percussion


[voto: 4]

 

Aaron Sprinkle è un bravo e famoso produttore di Seattle con un carnet che può vantare nomi del calibro di Anberlin, Mae, Eisley, Number One Gun, Jeremy Camp, Falling Up e Kutless, solo per citarne alcuni.
Come se non fosse sufficientemente impegnato, Aaron ha anche una sua band, i Fair, in cui ricopre il ruolo di cantante, chitarrista, songwriter e, ovviamente, produttore. Non so se, come dice qualcuno, i Fair siano meglio della maggior parte delle band che produce, di certo non sembrano un progettino esile buttato giù solo per manie di protagonismo.

Il primo disco della band, uscito nel giugno del 2006, raccolse i favori della critica, un po' meno quelli del pubblico, forse anche a causa di una promozione non adeguata.
Vediamo come si muoverà sul mercato l'appena uscito "Disappearing World", che del debutto raccoglie l'eredità del sound, un pop rock alternativo alla Ben Folds, Death Cab For Cutie e The Fray, calato ora in un contesto più solido, che esclude quasi totalmente quei pezzi riempitivo di cui non era certo esente "The Best Worst-Case Scenario".

Le dieci tracce del nuovo lavoro evidenziano la grande abilità di Sprinkle di prendere il meglio delle sue abilità di produttore e "uomo consolle" a 360 gradi e coniugarle con un songwriting brillante, creativo, sincero, che non ha bisogno di ghirigori estetici o effetti speciali per raggiungere il cuore dell'ascoltatore.
No, Aaron non esagera mai con le manopole, né cade mai nella trappola del tecnicismo strumentale autoindulgente o dei luoghi comuni e, con la sua emozionante voce melodiosa - pensate a un incrocio tra l'intensità di Stephen Christian degli Anberlin e la levigatezza di Aaron Marsh dei Copeland - ci guida in un viaggio ricco di fascinose armonie, forme vibranti e vividi colori, che ha il solo difetto di durare poco: quaranta minuti, ma ne vorremmo il doppio!


Tracklist di Disappearing World

  • 01. Disappearing World   3:24
  • 02. Wayside   4:43
  • 03. Walking in My Sleep   4:26
  • 04. One Last Time   3:15
  • 05. Take Some Risks   5:13
  • 06. The Escape Artist   3:14
  • 07. It's Doubtful   3:17
  • 08. The Worst of Your Wear   3:39
  • 09. Great Divide   3:53
  • 10. Anymore   4:20


Discografia dei Fair

  • The Best Worst-Case Scenario (2006 Tooth & Nail)
  • Disappearing World (2010 Tooth & Nail)


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HIM - SCREAMWORKS: LOVE IN THEORY & PRACTICE Sunday, 14 February 2010 00:01 by madseason

him screamworks front cover

  • Release Date: 8 Febbraio 2010
  • Etichetta: Sire Records - Warner Bros.
  • Produttore: Matt Squire
  • Mixing engineer: Neal Avron

 

  • Ville Valo - lead vocals, acoustic guitar
  • Mikko "Linde" Lindström - lead guitar, acoustic guitar
  • Janne "Burton" Puurtinen - keyboards, background vocals
  • Mikko "Migé" Paananen - bass, background vocals
  • Mika "Gas Lipstick" Karppinen - drums, percussion

[voto: 3.5]

"There are wounds that are not meant to heal at all, In venere veritas" canta Ville nell'opener del nuovo disco degli HIM, per introdurci al tema che accompagna la settima uscita in studio del gruppo finlandese: gi aspetti teorici e pratici di una relazione e la difficoltà, se non impossibilità di trovare una soluzione ai problemi che inevitabilmente sorgono. Il cantante ci presenta "Screamworks" come un catartico, rabbioso grido primevo, un "vaffanculo, voglio fare quello che mi pare" che sgorga spontaneo alla fine di una storia come quella tra Valo e la sua ex-fidanzata.

E per sottolineare questi argomenti gli HIM scelgono un sound molto vivace, una serie di uptempo pop rock dalla facile presa, con la presenza non occasionale di un synth ruffiano che fa molto "style". Insomma, dopo il controverso, non facile e sicuramente profondo "Venus Doom", i finnici recuperano alcuni elementi degli anni 80 e sfornano il loro disco più accessibile, anthemico e solare.

Non so quanto i fan gradiranno questa svolta, e d'altro canto non si può biasimare un gruppo che prova a rimodellare il proprio sound per non rimanere troppo legato al proprio passato.
Certo che l'ispirazione non sembra essere ai massimi livelli; i brani, pur tutti gradevoli presi singolarmente, tendono a confondersi tra di loro nello svolgersi dell'album, senza contare che quell'alone di magica, romantica decadenza che ha sempre accompagnato il percorso musicale degli HIM sin dagli esordi, su "Screamworks" si è fatto quanto mai pallido.

Leggo che questo è il primo album che Ville ha scritto da sobrio: ragazzo, forse è meglio se ti riattacchi alla bottiglia...

Tracklist di Screamworks: Love In Theory & Practice

  • 01. In Venere Veritas   3:35
  • 02. Scared To Death   3:40
  • 03. Heartkiller   3:29
  • 04. Dying Song   3:32
  • 05. Disarm Me (With Your Loneliness)   4:01
  • 06. Love, The Hardest Way   3:19
  • 07. Katherine Wheel   3:26
  • 08. In The Arms Of Rain   3:46
  • 09. Ode To Solitude   3:58
  • 10. Shatter Me With Hope   3:51
  • 11. Acoustic Funeral (For Love In Limbo)   3:57
  • 12. Like St. Valentine   3:14
  • 13. The Foreboding Sense Of Impending Happiness   3:14


Discografia degli HIM

  • Greatest Love Songs Vol. 666  (1997 BMG)
  • Razorblade Romance (1999 Supersonic Records)
  • Deep Shadows And Brilliant Highlights (2001 GUN Records)
  • Love Metal (2003 BMG)
  • Dark Light (2005 Sire Records)
  • Venus Doom (2007 Sire Records)
  • Screamworks: Love in Theory and Practice, Chapters 1–13 (2010 Sire Records)


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SATELLITES & SIRENS - SATELLITES & SIRENS Saturday, 13 February 2010 22:45 by madseason

satellites & sirens satellites & sirens front cover

  • Release date: 2 Febbraio 2010 (digital download) - 2 Marzo 2010 (CD)
  • Etichetta: Word Records

 

  • Geoff Hunker - vocals
  • David Troyer - guitar
  • Brandon Owens - bass, synth
  • Jonathan Dimmel - drums

 

 

[voto: 3.5]Disco d'esordio per questi quattro musicisti di Nashville (no, non fanno country), uscito per l'etichetta d'ispirazione cristiana Word Records (va bene il rock, ma niente moccoli se lavorate per loro!).

Dieci pezzi e 34 minuti scarsi di musica sono sufficienti per capire a che gioco giocano i 4 giovani americani: evidentemente ispirati da quell'80's oriented synth-pop tanto in voga oggi, Geoff Hunker, cantante della band, e soci mescolano il suono sintetico dell'elettronica con quello roboante delle chitarre del melodic punk/powerpop, aggiungendo refrain molto catchy e pianoforte quanto basta.
L'impasto che si ottiene, grazie all'equilibrio dei dosaggi, risulta gustoso, anche se non esente da qualche pecca causata dall'ingenuità della gioventù (vedi l'eccessiva tamarraggine del break di synth in "Vaudevillian").

In linea coi dettami della casa discografica, i testi dei S&S non trattano dei soliti temi a sfondo fun/scopereccio tipici delle band giovanilistiche americane, ma hanno come argomento cardine l'importanza della fede e della comunità come baluardi contro il declino dei valori morali della nostra società. Però...

Tra i tanti pezzi trascinanti del disco, mi piace segnalare "All We Need Is Sound", che potrebbe passare per un ibrido tra Anberlin e Carpark North; l'ultracatchy singolo "Anchor"; "Breaking The Noise", che apre l'album con una melodia "larger than life"; "Hello, Don't Go", che lo chiude con un gioellino che fa molto Something Corporate/Jack's Mannequin con rimorchio orchestrato.
Insomma, un bell'esordio per chi ama questo genere di musica, e un gruppo da seguire con attenzione.

Tracklist di Satellites & Sirens

  • 01. Breaking The Noise   3:06
  • 02. Come On   2:57
  • 03. Take Me Back   3:31
  • 04. Anchor   3:25
  • 05. Light The Night   4:15
  • 06. All The Same   3:13
  • 07. All We Need Is Sound   2:53
  • 08. Escape   2:59
  • 09. Vaudevillian   3:36
  • 10. Hello, Don't Go   3:45


Discografia dei Satellites & Sirens

  • All We Need Is Sound EP (2009 Word Records)
  • Breaking The Noise EP (2009 Word Records)
  • Satellites & Sirens (2010 Word Records)


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DAVID FORD - LET THE HARD TIMES ROLL Saturday, 13 February 2010 18:07 by madseason

david ford let the hard times roll front cover

  • Release date: 3 Febbraio 2010 (iTunes) - 15 Febbraio 2010 (cd)
  • Etichetta: The Magnolia Label
  • Produttore: David Ford

 

 

 

 

 

[voto: 4]

Come adoro i dischi che si recuperano al buio per due soldi, ispirati dalla copertina, o dal titolo dell'album, e che si rivelano delle autentiche chicche!

E' il caso del nuovo album di David Ford, artista inglese che ha nel suo carnet un'esperienza non esattamente memorabile come frontman degli Easyworld e tre studio album solisti, totalmente indipendenti. A dispetto del fatto che per i più sia il classico signor nessuno, in realtà David può vantare una voce bellissima, corposa, lievemente roca, e capacità di songwriter navigato che farebbero invidia a molti midwestern rocker americani.

Ed in effetti, sebbene Ford siano nato nel Kent e viva nel Sussex, la sua musica è affine a quella di artisti a stelle e strisce come Augustana, Will Hoge, Gin Blossoms, John Mellencamp, The Alternate Routes, Tom Petty, The Wallflowers. Insomma, american rootsy rock in cui gli effetti speciali delle grandi produzioni da classifica cedono il passo ad un sound schietto e vibrante, e i racconti di ragazzetti ipervitaminizzati che sognano puttanelle sculettanti con le tette rifatte fanno strada a storie mature, intimiste, mai noiose, con un'innervatura di ironia e malinconia che porta linfa vitale alla narrazione di ricordi emozionanti. "British hearts, American roads and Irish sadness", per dirla con le parole dello stesso cantautore.

Con il supporto della sua voce calda e di strumenti tradizionali - chitarra acustica, piano, basso, batteria, con qualche comparsata di violoncello, armonica a bocca, slide, contrabbasso acustico, lap steel - David Ford confeziona 13 canzoni appassionate e appassionanti, tra ballad elettroacustiche e rockers da saloon, tra numeri tinti di country-folk e melliflui slow con tutto il gusto del bourbon del Kentucky.

David è un perdente di lusso, di quelli a cui non si può non affezionarsi: dimostrategli tutta la vostra stima sganciando qualche svanzica per uno dei suoi lavori. Saprà ringraziarvi calorosamente, senz'altro.


Tracklist di Let The Hard Times Roll

  • 01. Panic   3:45
  • 02. Making Up For Lost Time   3:00
  • 03. Waiting For The Storm   4:44
  • 04. Surfin' Guantanamo Bay   2:21
  • 05. To Hell With The World   4:09
  • 06. Stephen   3:19
  • 07. Nothing At All   2:14
  • 08. Sylvia   2:58
  • 09. Meet Me In the Middle   3:50
  • 10. Missouri   1:30
  • 11. She's Not The One   3:38
  • 12. Hurricane   4:18
  • 13. Call To Arms   5:00


Discografia di David Ford

  • I Sincerely Apologise for All the Trouble I've Caused (2005 Independent Release)
  • Songs For The Road (2007 Independent Release)
  • Let The Hard Times Roll (2010 The Magnolia Label)


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NICK JONAS & The ADMINISTRATION - WHO I AM Monday, 8 February 2010 23:12 by madseason

nick jonas & the administration who i am front cover

  • Release Date: 5 Febbraio 2010
  • Etichetta: Hollywood Records
  • Produttore: John Fields

 

  • Nick Jonas - vocals, piano, guitar
  • David Ryan Harris - guitar
  • Tommy Barbarella - keyboards
  • John Fields - bass
  • Michael Bland - drums

[voto:4]


Nick Jonas, giovanissimo membro degli idoli dei teen-ager Jonas Brothers, decide che è già arrivato il momento di prendersi qualche rischio e, formata una superband con artisti bravi e navigati tipo gli ex The New Power Generation di Prince, Tommy Barberella e Michael Bland, incide un disco solista che merita l'attenzione anche di chi ha in odio fenomeni commerciali e stelline da tv dei ragazzi.

Sotto la guida dell'ottimo producer (e bassista, per l'occasione) John Fields, Nick si produce in 10 interessanti tracce che svariano tra pop rock dei seventies, soul d'annata, blues e ammiccamenti funky, rivelando tutto il suo amore per la musica di Stevie Wonder, Prince ed Elvis Costello e un'abilità nello scrivere brani maturi e levigati non comune in songwriter così giovani.

A soli 17 anni, e nonostante una voce che non ha ancora acquisito tutti i registri adulti, la star della Disney pare già convinta dei propri mezzi e del proprio futuro: è nato il nuovo John Mayer?

NB: Sonny Thompson, altro ex The New Power Generation, ha preso il posto di David Harris nella band che sta accompagnando Nick Jonas nel suo primo tour americano con gli Administration


Tracklist di Who I Am

  • 01. Rose Garden   (Nick Jonas) 3:34
  • 02. Who I Am   (Nick Jonas) 4:05
  • 03. Olive & An Arrow   (Nick Jonas) 4:59
  • 04. Conspiracy Theory   (Nick Jonas) 3:47
  • 05. In The End   (Nick Jonas, Greg Garbowsky, P.J. Bianco) 4:52
  • 06. Last Time Around   (Nick Jonas, Greg Garbowsky, P.J. Bianco) 4:07
  • 07. Tonight   (Nick Jonas, Joe Jonas, Kevin Jonas, Greg Garbowsky) 4:19
  • 08. State Of Emergency   (Nick Jonas, John Fields) 3:34
  • 09. Vesper's Goodbye   (Nick Jonas, P.J. Bianco) 3:11
  • 10. Stronger (Back On The Ground)   (Nick Jonas, Leeland Mooring, Jack Mooring) 4:54


Discografia di Nick Jonas & The Administration

  • Who I Am (2010 Hollywood Records)


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KASHMIR - TRESPASSERS Monday, 8 February 2010 23:02 by madseason

kashmir trespassers front cover

  • Release Date: 1 Febbraio 2010
  • Etichetta: Columbia - Sony
  • Produttore: Kashmir, Andy Wallace, John O'Mahony

 

  • Kasper Eistrup - vocals, guitar
  • Henrik Lindstrand - keyboards, guitar
  • Mads Tunebjerg - bass
  • Asger Techau - drums

 

 

[voto:4]Li conoso poco questi 4 danesotti che hanno battezzato la loro band in onore del leggendario pezzo dei Led Zeppelin, eppure a casa loro sono da tempo delle star e possono vantare un più che discreto seguito anche al di fuori dei patrii confini.
Il loro nuovo disco, il sesto in studio, se si escludono i lavori indipendenti, mi convince. A partire dalla perfetta produzione, per la quale Eistrup e compagni sono stati coadiuvati da John O'Mahony (Coldplay, Alberta Cross, Kaiser Chiefs, Depeche Mode e The Cribs nel suo palmares) e dalla vecchia volpe Andy Wallace (Faith No More, The Cult, Feeder, Blind Melon, Foo Fighters, Biffy Clyro, Kaiser Chiefs, Linkin Park, Skunk Anansie e potrei andare avanti per altre tre pagine).

E poi il songwriting... In bilico tra sonorità melancholic pop alla Coldplay, Keane, Travis e Saybia (questi ultimi loro compaesani) ed elettropoprock in stile Carpark North (altra band danese, eccellente tra l'altro), troviamo 10 ottime tracce che hanno il grande pregio di crescere ascolto dopo ascolto, a dimostrazione che i Kashmir sono una band di sostanza e non un gruppettino di pop usa e getta.

Vorrei portare qualche brano ad esempio delle capacità del gruppo di proporre la loro musica intensa, malinconica, ricca di suggestive sfumature autunnali, con stile e bravura, ma fatico a scegliere un pezzo a discapito di un altro.
No, meglio versarsi un bicchiere di buon vino, spegnere la luce ed abbandonarsi all'ascolto di questo notevole "Trespassers". Musica per l'anima.

 

Tracklist di Trespassers

  • 01. Mouthful Of Wasps   05:16
  • 02. Intruder   04:24
  • 03. Mantaray   04:10
  • 04. Pallas Athena   02:28
  • 05. Still Boy   05:12
  • 06. Bewildered In The City   06:29
  • 07. Pursuit Of Misery   04:07
  • 08. Time Has Deserted Us   04:04
  • 09. Danger Bear   03:40
  • 10. The Indian (That Dwells In This Chest)   05:23


Discografia dei Kashmir

  • Travelogue (1994 Sony)
  • Cruzential (1996 Sony)
  • The Good Life (1999 Sony)
  • Zitilites (2003 Sony)
  • No Balance Palace (2005 Sony)
  • Trespassers (2010 Columbia - Sony)


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OCEAN COLOUR SCENE - SATURDAY Sunday, 31 January 2010 22:38 by madseason

ocean color scene saturday

  • Release Date: 1 Febbraio 2010
  • Etichetta: Cooking Vinyl Records
  • Produttore: Gavin Monaghan

 

  • Simon Fowler - vocals
  • Steve Cradock - guitar
  • Andy Bennett - guitar
  • Dan Sealey - bass
  • Oscar Harrison - drums

 

[voto:3.5]

Tornano i veterani del britpop Ocean Colour Scene, ormai alla nona prova in studio, a 18 anni (!) di distanza dal loro disco d'esordio e a 14 da quel "Moseley Shoals" che li ha proiettati al top delle chart d'oltremanica, rendendoli una delle band più influenti ed amate del panorama pop-rock inglese della metà degli anni novanta, in compagnia di Oasis, Blur, Suede, Elastica e Supergrass.

Dopo il grande successo del successivo "Marchin' Already" (quasi due milioni di copie nel solo Regno Unito), per gli OCS è cominciata una lenta ma inevitabile discesa, il cui picco è rappresentato dal penultimo studio album di tre anni fa, "On The Leyline": solo una settimana in classifica nella "UK Album Charts" ad un poco onorevole 37° posto, snobbato dalla critica e dal pubblico modaiolo che tanto aveva contribuito al successo degli OCS quando il loro sound era "in".

A onor del vero, la band di Simon Fowler aveva ormai perso da anni gran parte dello smalto degli heydays, tanto che anche lo zoccolo duro dei fans cominciava a veder vacillare la propria fede.
Fede che potrebbe essere rinsaldata proprio da questa nuova prova in studio: "Saturday" infatti è un disco vivo, brillante, che guarda al passato degli Ocean senza nostalgia, proponendo anthem da arena, ballate appassionate e poprockers divertenti, con un suono fresco, seppur classico.

Il rock alla Dire Straits di "100 Floors Of Perception" apre l'album in maniera inconsueta per Fowler & co., ma è con le successive "Mrs Maylie" e "Saturday" che i britannici ci ricordano chi sono e ci spiegano perchè valga la pena dar loro ancora una chance: il powerpop che odora di Cheap Trick lontano un miglio della prima e il britpop energico e trascinante della seconda sono una goduria per le orecchie.
Lo slow "Just A Little Bit Of Love" e la cadenzata "Old Pair Of Jeans" - quest'ultima con un gradevole tocco western - rallentano un po' il ritmo dell'album, che riprende con il rock tradizionale arricchito da cori gospel di "Sing Children Sing".
Nuovo pitstop con il lamento della drammatica "Harry Kidnap", mentre con "Magic Carpet Days" il pop dei sixties irrompe con tutta la sua frivolezza. La meditata "The Word" è sostenuta dal lavoro degli strumenti acustici che vengono riproposti anche nella lenta "Village Life", che ci sorprende con i suoi echi pinkfloydiani.
In "Postal" il poprock degli OSC si fa noisy senza infastidire, mentre "What's Mine Is Yours" ha scritto "Beatles" in fronte a caratteri cubitali. "Fell In Love On The Street Again", una delicata ballad guidata dal pianoforte, un filo stucchevole, a onor del vero, ci conduce all'episodio conclusivo del disco: "Rockfield", un brano anthemico, incalzante, che dimostrerà il suo pieno valore nella dimensione live.

Concludendo: "Saturday" non è un album epocale, ma scommetto che gli Oasis darebbero un rene per riuscire a riproporsi a questi livelli.


Tracklist di Saturday

  • 01. 100 Floors Of Perception   3:10
  • 02. Mrs Maylie   3:14
  • 03. Saturday   3:25
  • 04. Just A Little Bit Of Love   2:58
  • 05. Old Pair Of Jeans   3:16
  • 06. Sing Children Sing   3:42
  • 07. Harry Kidnap   3:58
  • 08. Magic Carpet Days   3:14
  • 09. The Word   3:09
  • 10. Village Life   3:27
  • 11. Postal   2:07
  • 12. What's Mine Is Yours   3:02
  • 13. Fell In Love On The Street Again   3:01
  • 14. Rockfield   3:21


Discografia degli Ocean Colour Scene

  • Ocean Colour Scene (1992 Fontana)
  • Moseley Shoals (1996 MCA)
  • Marchin' Already (1997 Island)
  • One from the Modern (1999 Island)
  • Mechanical Wonder (2001 Island)
  • North Atlantic Drift (2003 Sanctuary)
  • A Hyperactive Workout For The Flying Squad (2005 Sanctuary)
  • On the Leyline (2007 Moseley Shoals)
  • Saturday (2010 Cooking Vinyl)


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NUMBER ONE GUN - TO THE SECRETS & KNOWLEDGE Friday, 29 January 2010 23:52 by madseason

number one gun to the secret & knowledge

  • Release Date: 26 Gennaio 2010
  • Etichetta: Tooth & Nail Records
  • Produttore: Jeff Schneeweis

 

  • Jeff Schneeweis - vocals, guitars, keyboards, electronics

 

 

 

[voto:3.5]

Per cominciare: I Number One Gun (che tradotto in italiano farebbe "Pistola Numero Uno"... facciamo finta di niente) erano un gruppo rock di Chico, California, che si è sciolto nel 2006 dopo aver rilasciato un EP e due full-length. Successivamente, Jeff Schneeweis, leader, cantante e polistrumentista del gruppo, crea i The North Pole Project e, nel giro di un anno, gli cambia nome in Number One Gun, che quindi ritornano come progetto solista di Schneeweis.

"To The Secrets & Knowledge" è il secondo album di questa reincarnazione dei NOG e segue di due anni l'album "The North Pole Project" (ah, la fantasia!) che passò quasi inosservato alle mie orecchie.
Ma con questo nuovo album andiamo decisamente meglio: Jeff Schneeweis è riuscito a sviluppare il sound indie pop rock dei NGO, rendendolo più eclettico ed interessante.

Si spazia così dall'opener “The Victory”, un anthem colorato da un semplice ma elegante riff di synth, alla sperimentale "Noises", affine ad alcuni lavori di Imogen Heap; dall'ambient evocativo di “White Lies” al rock corposo in stile Anberlin del singolo "Forest"; dall'acustica, minimale “The People” all'energica "Hey Stranger", che potrebbepassare per un'outtake dei Jack's Mannequin.

Un discorso a parte merita la conclusiva "Don't Stop Believing", cover del famosissimo, immortale capolavoro dei Journey: non potendo contare sulla voce divina di un Perry né sulla classe superiore e sulla tecnica chitarristica di uno Schon, forse era il caso di cercare un approccio a questa reinterpretazione più creativo e coraggioso. La versione di Schneeweis non aggiunge niente all'originale e chiude con un episodio che lascia perplessi un disco altrimenti molto valido, sicuramente il migliore dei Number One Gun.


Tracklist di To The Secrets & Knowledge

  • 01. The Victory   3:07
  • 02. Big Machines   3:29
  • 03. Forest   4:05
  • 04. Noises   2:44
  • 05. Hey Strange   3:00
  • 06. The People   2:35
  • 07. White Lies   3:20
  • 08. Look To Pass   3:06
  • 09. Try It   3:12
  • 10. Don't Stop Believing   4:15


Discografia dei Number One Gun

  • Forever (2002 Floodgate Records)
  • Celebrate Mistakes (2003 Floodgate Records)
  • Promises For The Imperfect (2005 Tooth & Nail Records)
  • The North Pole Project (2008 Tooth & Nail Records)
  • To The Secrets & Knowledge (2010 Tooth & Nail Records)


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