OCEAN COLOUR SCENE - SATURDAY domenica, 31 gennaio 2010 22:38 by madseason

ocean color scene saturday

  • Release Date: 1 Febbraio 2010
  • Etichetta: Cooking Vinyl Records
  • Produttore: Gavin Monaghan

 

  • Simon Fowler - vocals
  • Steve Cradock - guitar
  • Andy Bennett - guitar
  • Dan Sealey - bass
  • Oscar Harrison - drums

 

[voto:3.5]

Tornano i veterani del britpop Ocean Colour Scene, ormai alla nona prova in studio, a 18 anni (!) di distanza dal loro disco d'esordio e a 14 da quel "Moseley Shoals" che li ha proiettati al top delle chart d'oltremanica, rendendoli una delle band più influenti ed amate del panorama pop-rock inglese della metà degli anni novanta, in compagnia di Oasis, Blur, Suede, Elastica e Supergrass.

Dopo il grande successo del successivo "Marchin' Already" (quasi due milioni di copie nel solo Regno Unito), per gli OCS è cominciata una lenta ma inevitabile discesa, il cui picco è rappresentato dal penultimo studio album di tre anni fa, "On The Leyline": solo una settimana in classifica nella "UK Album Charts" ad un poco onorevole 37° posto, snobbato dalla critica e dal pubblico modaiolo che tanto aveva contribuito al successo degli OCS quando il loro sound era "in".

A onor del vero, la band di Simon Fowler aveva ormai perso da anni gran parte dello smalto degli heydays, tanto che anche lo zoccolo duro dei fans cominciava a veder vacillare la propria fede.
Fede che potrebbe essere rinsaldata proprio da questa nuova prova in studio: "Saturday" infatti è un disco vivo, brillante, che guarda al passato degli Ocean senza nostalgia, proponendo anthem da arena, ballate appassionate e poprockers divertenti, con un suono fresco, seppur classico.

Il rock alla Dire Straits di "100 Floors Of Perception" apre l'album in maniera inconsueta per Fowler & co., ma è con le successive "Mrs Maylie" e "Saturday" che i britannici ci ricordano chi sono e ci spiegano perchè valga la pena dar loro ancora una chance: il powerpop che odora di Cheap Trick lontano un miglio della prima e il britpop energico e trascinante della seconda sono una goduria per le orecchie.
Lo slow "Just A Little Bit Of Love" e la cadenzata "Old Pair Of Jeans" - quest'ultima con un gradevole tocco western - rallentano un po' il ritmo dell'album, che riprende con il rock tradizionale arricchito da cori gospel di "Sing Children Sing".
Nuovo pitstop con il lamento della drammatica "Harry Kidnap", mentre con "Magic Carpet Days" il pop dei sixties irrompe con tutta la sua frivolezza. La meditata "The Word" è sostenuta dal lavoro degli strumenti acustici che vengono riproposti anche nella lenta "Village Life", che ci sorprende con i suoi echi pinkfloydiani.
In "Postal" il poprock degli OSC si fa noisy senza infastidire, mentre "What's Mine Is Yours" ha scritto "Beatles" in fronte a caratteri cubitali. "Fell In Love On The Street Again", una delicata ballad guidata dal pianoforte, un filo stucchevole, a onor del vero, ci conduce all'episodio conclusivo del disco: "Rockfield", un brano anthemico, incalzante, che dimostrerà il suo pieno valore nella dimensione live.

Concludendo: "Saturday" non è un album epocale, ma scommetto che gli Oasis darebbero un rene per riuscire a riproporsi a questi livelli.


Tracklist di Saturday

  • 01. 100 Floors Of Perception   3:10
  • 02. Mrs Maylie   3:14
  • 03. Saturday   3:25
  • 04. Just A Little Bit Of Love   2:58
  • 05. Old Pair Of Jeans   3:16
  • 06. Sing Children Sing   3:42
  • 07. Harry Kidnap   3:58
  • 08. Magic Carpet Days   3:14
  • 09. The Word   3:09
  • 10. Village Life   3:27
  • 11. Postal   2:07
  • 12. What's Mine Is Yours   3:02
  • 13. Fell In Love On The Street Again   3:01
  • 14. Rockfield   3:21


Discografia degli Ocean Colour Scene

  • Ocean Colour Scene (1992 Fontana)
  • Moseley Shoals (1996 MCA)
  • Marchin' Already (1997 Island)
  • One from the Modern (1999 Island)
  • Mechanical Wonder (2001 Island)
  • North Atlantic Drift (2003 Sanctuary)
  • A Hyperactive Workout For The Flying Squad (2005 Sanctuary)
  • On the Leyline (2007 Moseley Shoals)
  • Saturday (2010 Cooking Vinyl)


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NUMBER ONE GUN - TO THE SECRETS & KNOWLEDGE venerdì, 29 gennaio 2010 23:52 by madseason

number one gun to the secret & knowledge

  • Release Date: 26 Gennaio 2010
  • Etichetta: Tooth & Nail Records
  • Produttore: Jeff Schneeweis

 

  • Jeff Schneeweis - vocals, guitars, keyboards, electronics

 

 

 

[voto:3.5]

Per cominciare: I Number One Gun (che tradotto in italiano farebbe "Pistola Numero Uno"... facciamo finta di niente) erano un gruppo rock di Chico, California, che si è sciolto nel 2006 dopo aver rilasciato un EP e due full-length. Successivamente, Jeff Schneeweis, leader, cantante e polistrumentista del gruppo, crea i The North Pole Project e, nel giro di un anno, gli cambia nome in Number One Gun, che quindi ritornano come progetto solista di Schneeweis.

"To The Secrets & Knowledge" è il secondo album di questa reincarnazione dei NOG e segue di due anni l'album "The North Pole Project" (ah, la fantasia!) che passò quasi inosservato alle mie orecchie.
Ma con questo nuovo album andiamo decisamente meglio: Jeff Schneeweis è riuscito a sviluppare il sound indie pop rock dei NGO, rendendolo più eclettico ed interessante.

Si spazia così dall'opener “The Victory”, un anthem colorato da un semplice ma elegante riff di synth, alla sperimentale "Noises", affine ad alcuni lavori di Imogen Heap; dall'ambient evocativo di “White Lies” al rock corposo in stile Anberlin del singolo "Forest"; dall'acustica, minimale “The People” all'energica "Hey Stranger", che potrebbepassare per un'outtake dei Jack's Mannequin.

Un discorso a parte merita la conclusiva "Don't Stop Believing", cover del famosissimo, immortale capolavoro dei Journey: non potendo contare sulla voce divina di un Perry né sulla classe superiore e sulla tecnica chitarristica di uno Schon, forse era il caso di cercare un approccio a questa reinterpretazione più creativo e coraggioso. La versione di Schneeweis non aggiunge niente all'originale e chiude con un episodio che lascia perplessi un disco altrimenti molto valido, sicuramente il migliore dei Number One Gun.


Tracklist di To The Secrets & Knowledge

  • 01. The Victory   3:07
  • 02. Big Machines   3:29
  • 03. Forest   4:05
  • 04. Noises   2:44
  • 05. Hey Strange   3:00
  • 06. The People   2:35
  • 07. White Lies   3:20
  • 08. Look To Pass   3:06
  • 09. Try It   3:12
  • 10. Don't Stop Believing   4:15


Discografia dei Number One Gun

  • Forever (2002 Floodgate Records)
  • Celebrate Mistakes (2003 Floodgate Records)
  • Promises For The Imperfect (2005 Tooth & Nail Records)
  • The North Pole Project (2008 Tooth & Nail Records)
  • To The Secrets & Knowledge (2010 Tooth & Nail Records)


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LOSTPROPHETS - THE BETRAYED domenica, 24 gennaio 2010 19:20 by madseason

lostprophets the betrayed front cover

  • Release Date: 25 Gennaio 2010
  • Etichetta: Visible Noise - Sony BMG
  • Produttore: Stuart Richardson

 

  • Ian Watkins – lead vocals
  • Lee Gaze – lead guitar
  • Mike Lewis – rhythm guitar
  • Jamie Oliver – synth, turntables, samples, vocals
  • Stuart Richardson – bass
  • Ilan Rubin – drums, percussion

[voto: 4.5]

Ed eccolo dunque l'album rock più atteso di questo primo mese degli anni '10.
Il nuovo lavoro dei Lostprophets, "The Betrayed", esce a 4 anni dal controverso "Liberation Transmission", dopo una lunga serie di rinvii dovuti a dispute con le etichette discografiche, problemi con i produttori via via coinvolti, dubbi e ripensamenti sulle tracce da inserire.

Ma adesso è qui e ce lo possiamo gustare in tutta la sua potenza e il suo vigore.
"If It Wasn't For Hate, We'd Be Dead By Now" è il canto di battaglia che apre l'album, una intro rabbiosa che non lascia dubbi sulle rinnovate intenzioni bellicose di Ian Watkins e soci; e a seguire, senza soluzione di continuità, quel gran calcio in culo che risponde al nome di "DSTRYR/DSTRYR", un pezzo aggressivo come un pitbull dopato che farà la gioia dei fan della prima ora dei gallesi. Si comincia a prender fiato con uno dei primi due singoli estratti dall'album, "It's Not The End Of The World, But I Can See It From Here", che si concede all'airplay radiofonico grazie ad una melodia furba e coinvolgente. Seguono l'altro singolo,"Where We Belong", con il suo refrain cantilenante, un brano catchy nella musica ma oscuro nel testo, e la furiosa "Next Stop, Atro City". "For He's A Jolly Good Felon" è un interessante powerpop alternativo; in "A Better Nothing" i Lostprophets rileggono alla loro ruvida maniera gli U2 di The Unforgettable Fire; il pop punk mainstream di "Streets Of Nowhere" è il gradevole capitolo successivo, mentre "Dirty Little Heart" potrebbe funzionare come terzo singolo, grazie a strofe e ritornello dalla facile presa (potevano scriverla i Calling!). E per la serie "let's save the best for last", ecco "Darkest Blue", un anthem glorioso con un chorus colossale che, con la successiva "The Light That Shines Twice As Bright..." - epica, atmosferica, deliziosa - conclude l'album col botto.

Bel disco questo "The Betrayed", una dimostrazione evidente che i Lostprophets non solo sono ancora vivi e vegeti, ma sono anche ispirati come forse non ci aspettavamo più.

 

Tracklist di The Betrayed

  • 01. If It Wasn't For Hate, We'd Be Dead By Now   2:18
  • 02. DSTRYR/DSTRYR   4:28
  • 03. It's Not The End Of The World, But I Can See It From Here   4:19
  • 04. Where We Belong   4:37
  • 05. Next Stop, Atro City   3:01
  • 06. For He's A Jolly Good Felon   4:40
  • 07. A Better Nothing   4:45
  • 08. Streets Of Nowhere   3:26
  • 09. Dirty Little Heart   5:42
  • 10. Darkest Blue   3:50
  • 11. The Light That Shines Twice As Bright...   5:52


Discografia dei Lostprophets

  • Thefakesoundofprogress (2000 Visible Noise - Sony Music)
  • Start Something (2004 Visible Noise - Sony Music)
  • Liberation Transmission (2006 Visible Noise - Sony Music)
  • The Betrayed (2010 Visible Noise - Sony Music)


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STARS OF TRACK AND FIELD - A TIME FOR LIONS sabato, 23 gennaio 2010 18:55 by madseason

stars of track and field a time for lions front cover

  • Release date: 15 Settembre 2009
  • Etichetta: Wind-up Records
  • Produttore: John King

 

  • Kevin Calaba - vocals, guitar
  • Jason Bell - guitar, vocals
  • Daniel Orvik - drums

 

 

[voto: 4]

Maturano gli Stars Of Track And Field. E bene, anche. Il pur valido debutto su Wind-up, "Centuries Before Love And War", con le sue influenze Radiohead, Echo and the Bunnymen, Depeche Mode, U2 e Joy Division, era forse ancora un po' acerbo e grezzo.

Il nuovo "A Time For Lions" mostra una interessante progressione stilistica: senza smentire le proprie origini, gli SoTaF consolidano il proprio songwriting, abbracciando il sound di band mainstream come Coldplay, Death Cab For Cutie e OneRepublic, e coniano 11 brani brillantemente costruiti che aprono a Kevin Calaba e soci le porte dell'airplay radiofonico.

Coniugare il pop elettronico con il rock da arena (o da stadio, addirittura) dei giorni nostri sembra infatti la mossa giusta per attirare l'attenzione di chi cura i palinsesti delle stazioni rock ed uscire definitivamente dallo status - prestigioso ma poco remunerativo - di cult band.
Ma non pensiate che quella degli Stars sia solo una mossa scaltra: i tre di Portland riescono infatti nel non facile compito di mantenere la propria integrità artistica sviluppando nel contempo un sound personale, di classe ed eleganza, che non scivola mai nel banale e nel ripetitivo.

Qualche prova? Ascoltate l'anthemica opening "Racing Lights", con il suo appassionato chorus, oppure la deliziosa "The Breaking Of Waves" con quella chitarrina alla The Edge su una melodia che fonde mirabilmente Coldplay ed elettrowave degli eighties. O perchè non la sottile, intima e riflessiva "Through The Static", guidata dalla voce quasi sussurrata di Kevin Calaba, un singer sino ad ora sottovalutato, che merita la ribalta dei grandi palchi internazionali. Sentitelo cantare con trasporto "Safety In Numbers", con quell'impostazione vocale che mi ricorda il Justin Furstenfeld più introspettivo. Bravissimo.

E un plauso anche alla Wind-up Records, famosa per band dall'enorme successo come Creed ed Evanescence, che dopo averci regalato gli eccellenti The Queen Killing Kings, ripropone con un gran bel disco gli Stars Of Track And Field.
E' arrivata l'ora dei leoni!

Tracklist di A Time For Lions

  • 01. Racing Lights   3:19
  • 02. End Of All Time   3:35
  • 03. The Breaking Of Waves   3:27
  • 04. Now You Lift Your Eyes To The Sun   4:25
  • 05. In Bright Fire   3:35
  • 06. Peeling Away   3:19
  • 07. Through The Static   3:19
  • 08. Safety In Numbers   3:32
  • 09. The Aviator   3:26
  • 10. The Stranger   4:50
  • 11. Sunrise Ends   3:29             


Discografia degli Stars Of Track And Field

  • Stars Of Track And Field (2003 No Logo Records)
  • You Came Here For Sunset Last Year (2005 Mad Recordings)
  • Centuries Before Love And War (2006 Wind-up Records)
  • A Time For Lions (2009 Wind-up Records)


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DASHBOARD CONFESSIONAL - ALTER THE ENDING sabato, 23 gennaio 2010 18:45 by madseason

dashboard confessional alter the ending front cover

  • Release Date: 10 Novembre 2009
  • Etichetta: Vagrant Records - Universal Music 
  • Produttore: Butch Walker, Adam Schlesinger

 

  • Chris Carrabba - vocals, guitar
  • John Lefler - guitar, piano
  • Scott Schoenbeck - bass
  • Mike Marsh - drums

 

[voto:3.5]

Il mio primo pensiero all'ascolto del sesto album dei Dashboard Confessional è quello che Chris Carrabba non abbia preso bene il non eccellente successo commerciale del precedente "The Shade Of Poison Trees" e che abbia reagito scegliendo un approccio scaltro e sopra le righe per il suo nuovo lavoro.
D'altronde non ti porti a casa un produttore come l'ex-Marvelous 3 Butch Walker (Avril Lavigne, Lindsay Lohan, Pink, Katy Perry, Weezer, Fall Out Boy tra le sue infinite collaborazioni) se le intenzioni sono quelle di tenere un basso profilo.

La sfida di Chris è stata evidentemente quella di riuscire a riconquistare un posto al sole nelle classifiche di vendita - con una bella rimpolpata di portafoglio - mantenendo al contempo la credibilità acquisita negli anni.
La Top Ten di Billboard, il numero uno nelle chart canadesi e britanniche ed una popolarità in crescendo in Europa - tanto che il singolo "Belle Of The Boulevard" ha cominciato a fare proseliti anche da noi - suggeriscono che la prima parte della sfida è stata vinta.
E' la seconda parte che sta dando qualche grattacapo in più ai Dashboard: non sono pochi i fan della prima ora che hanno gridato al tradimento, accusando Carrabba di essersi messo in competizione con gli idoli pop dei teenager americani, sacrificando integrità e genuinità sull'altare del dio dollaro.

Io sono meno categorico e più accondiscendente nei confronti dell'ex-emo rocker della Florida (qualcuno si ricorda quando "emo" non era ancora e solo un termine modaiolo per descrivere il look dei ragazzini col ciuffo?).
In fondo la buona qualità del songwriting di Carrabba mi pare innegabile, e brani come "Get Me Right", "Belle Of The Boulevard", "I Know About You", "Alter The Ending", "The Motions", per quanto ruffiani, sono costruiti con abilità ed eseguiti con un'energia e un trasporto che dona loro una buona dose di credibilità.

Da rilevare che i Dashboard hanno pubblicato "Alter The Ending" anche in una deluxe edition che include un secondo cd in cui vengono riproposti tutti i brani dell'album in chiave acustica: forse solo una democristianata per tenersi buoni i fans più integralisti. Di certo c'è che, sulla scia di questo cd "alternativo", Chris Carrabba e John Leffler sono in tour con uno show dalla natura intima - solo voce, chitarra e pianoforte - che toccherà anche l'Italia con una data alla Salumeria della Musica di Milano, il prossimo 3 Febbraio. Un'ottima occasione per toccare con mano la reale consistenza della band, al di là delle superproduzioni da studio works.

 

Tracklist di Alter The Ending

  • 01. Get Me Right   3:15
  • 02. Until Morning   3:44
  • 03. Everybody Learns From Disaster   3:33
  • 04. Belle Of The Boulevard   4:02
  • 05. I Know About You   3:07
  • 06. Alter The Ending   3:24
  • 07. Blame It On The Changes   4:11
  • 08. Even Now   2:43
  • 09. The Motions   4:02
  • 10. No News Is Bad News   3:54
  • 11. Water And Bridges   3:36
  • 12. Hell On The Throat   3:10


Discografia dei Dashboard Confessional

  • The Swiss Army Romance (2000 Fiddler - Vagrant Records)
  • The Places You Have Come To Fear The Most (2001 Vagrant Records)
  • A Mark, A Mission, A Brand, A Scar (2003 Vagrant Records)
  • Dusk And Summer (2006 Vagrant Records)
  • The Shade Of Poison Trees (2007 Vagrant Records)
  • Alter The Ending (2009 Vagrant Records - Universal)


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STANFOUR - RISE AND FALL mercoledì, 20 gennaio 2010 22:30 by madseason

stanfour rise and fall front cover

  • Release Date: 4 Dicembre 2009
  • Etichetta: We Love Music - Universal Music

 

  • Konstantin Rethwisch - vocals
  • Christian Lidsba - guitar
  • Alexander Rethwisch - keyboards, vocals
  • Eike Lüchow - bass, electronics, vocals

 


[voto:3.5]

A sentirli senza sapere chi sono non ci si azzeccherebbe mai che gli Stanfour vengono dalla Germania. Eppure sono dell'isola di Föhr, nell'arcipelago delle Frisone Settentrionali, vicino alla Danimarca, per intenderci. C'è da dire però che i fratelli Rethwisch hanno vissuto parecchio tempo a Los Angeles, lavorando a stretto contatto con un produttore di colonne sonore di film: non so se questo fatto da solo possa spiegare il sound anglofono della band, di certo è un indizio importante.

Gli Stanfour si producono dunque, con questa loro seconda prova, in un melodic pop rock di impronta pianistica dalle atmosfere avvolgenti, con un sound paragonabile a quello di band americane/britanniche come Umbrellas, Coldplay, Starsailor, OneRepublic, Travis, Keane e Saybia (questi ultimi danesi, a onor del vero).

Forse il loro limite maggior è proprio quello di non avere ancora un'identità ben delineata che permetta loro di distinguersi dalla marea di band che hanno abbracciato sonorità del genere negli ultimi anni; di certo non si può dire che Konstantin Rethwisch e la sua truppen non sappiano comporre ed arrangiare al meglio brani ben orchestrati, gradevolissimi e intensi. Basta ascoltare la trascinante "Wishing You Well", primo singolo, nonché opener dell'album, per rendersene conto. O l'appassionata "Sail On". O, ancora, la sognante e profonda "Take Me Or Leave Me".

Insomma, "Rise And Fall" si rivela un disco a cui non mancano certo le belle canzoni, più maturo del precedente "Wild Life" - che ricordiamo più hit-oriented, più solare, direi "boybandesco" - e a cui manca giusto quel quid di personalità in più per entrare nella categoria "disconi del 2009". Sarà per il 2010? Vedremo, per il momento possiamo felicemente accontentarci.

 

Tracklist di Rise And Fall

  • 01. Wishing You Well   05:22
  • 02. Sail On   04:10
  • 03. Life Without You   03:55
  • 04. Say You Care   04:29
  • 05. Tired Again   03:50
  • 06. Face To Face   03:31
  • 07. Take Me Or Leave Me   03:10
  • 08. Bittersweet   03:44
  • 09. Stars   04:13
  • 10. I'll Wait For You   03:47
  • 11. Everything Has Changed   05:46


Discografia degli Stanfour

  • Wild Life (2008 Vertigo Records Berlin - Universal Music)
  • Rise And Fall (2009 We Love Music - Universal Music)


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THE CRIBS - IGNORE THE IGNORANT domenica, 17 gennaio 2010 20:45 by madseason

the cribs ignore the ignorant

  • Release Date: 10 Novembre 2009
  • Etichetta: Wichita Recordings - Warner Bros. Records
  • Produttore: Nick Launay

 

  • Ryan James Jarman - vocals, guitar
  • Johnny Marr - guitar
  • Gary John Jarman - bass, vocals
  • Ross Anthony Jarman - drums

 

[voto:4]

Ok, adesso ci siamo. I Cribs non mi avevano mai entusiasmato, con la loro rabbia postpunkoide mal convogliata in composizioni che mi stancavano già al primo ascolto. Ma su questo quarto episodio della loro saga musicale gli inglesi di Wakefield centrano il punto, sfornando il loro miglior disco di sempre.

Il punto è quello di essere riusciti a sviluppare il proprio sound, senza snaturarlo, fino a portarlo a maturità.
In questo processo ritengo che sia stato fondamentale il "nuovo" acquisto dei Cribs, il navigatissimo ex-chitarrista dei The Smiths, Johnny Marr, il quale non solo ha dato maggior sostanza alle composizioni, ma ha contribuito in maniera decisiva agli arrangiamenti più ricercati, meno indie di "Ignore The Ignorant".
Intendiamoci, ITI rimane un disco diretto e onesto, in cui i fratelli Jarman non rinnegano le proprie radici musicali, ma finalmente le composizioni diventano memorabili, a partire dal singolo "We Share The Same Skies", che potrebbe aprire agli inglesi le porte delle chart rock americane.

Tra i tanti brani interessanti, mi piace citare l'altro singolo, l'abrasiva e pseudo-anthemica "Cheat On Me"; "Save Your Secrets" e la title-track, in cui i Cribs appaiono come una versione aggiornata dei Pretenders; l'opener "We Were Aborted", più vicina alle sonorità dei dischi precedenti; la greendayana "Victim Of Mass Production"; "Last Year's Snow", dal sound affine a quello dei Manic Street Preachers.

"Ignore The Ignorant", uscito in UK il 7 Settembre, è stato accolto in patria da critiche più che lusinghiere e dai favori del pubblico, che lo ha spedito all'ottavo posto della classifica britannica (miglior risultato di sempre). Vedremo se i Cribs riusciranno a replicare il successo anche in USA, dove il cd è uscito in formato "fisico" da soli due mesi. Se lo meriterebbero.

 

Tracklist di Ignore The Ignorant

  • 01. We Were Aborted   3:09
  • 02. Cheat On Me   3:24
  • 03. We Share The Same Skies   3:15
  • 04. City Of Bugs   6:22
  • 05. Hari Kari   3:44
  • 06. Last Year's Snow   3:35
  • 07. Emasculate Me   3:35
  • 08. Ignore The Ignorant   3:18
  • 09. Save Your Secrets   4:29
  • 10. Nothing   3:41
  • 11. Victim Of Mass Production   4:08
  • 12. Stick To Yr Guns   5:08


Discografia dei The Cribs

  • The Cribs (2004 Wichita Recordings)
  • The New Fellas (2005 Wichita Recordings)
  • Men's Needs, Women's Needs, Whatever (2007 Wichita Recordings - Warner Bros. Records)
  • Ignore The Ignorant (2009 Wichita Recordings - Warner Bros. Records)


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AFTER THE FALL - [IN] EXILE sabato, 16 gennaio 2010 23:59 by madseason

after the fall in exile front cover

  • Release Date: 28 Agosto 2009
  • Etichetta: Roadrunner Records
  • Produttore: Richard Stolz

 

  • Benjamin Windsor - vocals
  • Mark Edward Warner - guitar
  • Matthew Gore - bass
  • Andrew Atkins - drums

 

[voto: 4]

Uno di quei dischi che fan venire la pecolla a molti critici, che non mancheranno (e non hanno mancato) di bollarlo come "prevedibile", "formulaico", "inoffensivo"... In realtà "[In] Exile", terzo studio album degli australiani After The Fall, è un ottimo esempio di album che, seppur adatto all'airplay radiofonico, non si inchina passivamente alle leggi di mercato.

Benjamin Windsor ed i suoi compagni d'avventura infatti, oltre a non lesinare passione, mostrano un'abilità nel songwriting che permette loro di non affondare nelle paludi del banale e del "già sentito mille volte", cosa ardua per un gruppo pop-rock.
Il sound degli After The Fall ricorda quello di band non famosissime ma di assoluta qualità quali Taxiride, Crush, Swirl 360, Wave, Kick The Kangaroo e Feel. E Benjamin, sia quando canta trattenuto evocando atmosfere pacate, sia quando trascina l'ascoltatore lungo melodie che si alzano stentoree, dimostra di essere l'arma in più degli ATF, sempre convincente e con un timbro perfetto per il genere.

Un plauso anche al gran lavoro di Richard Stolz, che, a differenza dell'album precedente, in cui fu aiutato nel mixaggio dalla "star" Kevin Shirley, qua si occupa di tutte le fasi del processo di produzione del disco, con risultati eccellenti.

Insomma, gli After The Fall non saranno i sedicenti rivoluzionari pseudo-indipendenti che piacciono tanto ai soliti critici modaioli, ma sono una validissima band, assolutamente degna di portare avanti il testimone della grande tradizione melodicrock australiana.



Tracklist di [In] Exile

  • 01. Digital Age   03:05
  • 02. Scotland Yard   03:00
  • 03. Desire   03:17
  • 04. Break Me   02:54
  • 05. In The End   03:31
  • 06. Born   03:21
  • 07. A Feather Afloat   03:51
  • 08. The Big Exit   04:29
  • 09. Lullaby   03:42
  • 10. Pressure   03:34
  • 11. 1969   03:43
  • 12. All Together Now (Bonus Track)   03:09
  • 13. Home (Bonus Track)   03:14


Discografia degli After The Fall

  • As Far As Thoughts Can Reach EP (2002 Shock Records)
  • After The Fall (2004 Festival Mushroom Records)
  • Always Forever Now (2005 Festival Mushroom Records)
  • Gimme 5 EP (2007 Warner Music Australia)
  • [In] Exile (2009 Roadrunner Records)


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