500 Miles To Memphis We've Built Up To NOTHING front cover

  • Release Date: 14 Febbraio 2010
  • Etichetta: Deep Elm Records/Good Friends Records
  • Produttore: Ryan Malott & Erwin Musper

 

  • Ryan Malott – vocals, guitar
  • Noah Sugarman – guitar, vocals
  • David Rhodes Brown – lap steel
  • Elaina Brown – keyboards, vocals, tuba
  • Jeff Snyder – bass
  • Kevin Hogle – drums, percussion

[voto: 3.5][en]

Ryan Malott deve essere il frutto nato dalla relazione tra il più irriverente cantautore country della storia e il più impertinente dei cantanti punk, ovvero Mr. Johnny Cash e Fat Mike dei NOFX. Non si può spiegare altrimenti la provenienza di questo talento, capace di fondere due generi distanti come country e punk in maniera assolutamente naturale.

Ma la ricetta di questa band dal suono bastardo è  più complessa, fondamentalmente si possono trovare le influenze più disparate: dal funky al power pop, dal brit-pop alla musica mariachi.

Ryan è cantante oltre che compositore unico, inoltre si è occupato anche della produzione insieme all'olandese Erwin Musper (che qualcuno potrà ricordare per i suoi lavori con Zinatra, Scorpions, Paul Laine e Def Leppard); i due hanno fatto un lavoro eccelso, sono riusciti a dare il giusto risalto sia agli strumenti più rock che a quelli tipici del country come lap steel e violino, in modo tale che nessuno strumento prevalga mai sull'altro.

Diversi i brani da segnalare: "It's Alright" parte come se fosse una canzone dei NOFX e prosegue con una melanconica melodia country per poi tornare su stacchi hardcore. La country & western & punk "Six Foot Hole" ha un ritornello che sembra rubato alla recente discografia dei Green Day, mentre l'irresistibile funky rock "By Accident" potrebbe essere apprezzato dai fan dei Big&Rich. Il rock'n'roll di "Barfly" ci racconta storie di alcol e droga ma non si può resistere alla sua melodia scanzonata; con "Shots" torna un furioso riff hardcore che fa da sottofondo al racconto di una disperata ricerca di un negozio di liquori. "Lead Me On" è incredibilmente una classica ballata country senza altre influenze particolari. La lunga ed epica "Everybody Needs An Enemy" alterna passaggi lenti ad altri uptempo fino a portarci al gran finale strumentale dove i sei di Cincinnati potrebbero venire scambiati per una versione hard dei Coldplay.

Sono divertenti questi 500 Miles To Memphis, così chiamati per le cinquecento miglia che separano Memphis dalla natìa città dell'Ohio; pur raccontando spesso storie di alcol, droga e crimini vari (insomma i testi non sono proprio "easy"), hanno il potere di renderti allegra la giornata.
Forse non sono per tutti, ma chi è un po' più aperto di vedute non si faccia intimorire da sonorità che possono sembrare estranee tra loro e dia una chance a questa country punk gang.

Tracklist di We've Built Up To NOTHING

  • 01. …   0:36
  • 02. It's Alright   4:21
  • 03. Let It Go   4:00
  • 04. Six Foot Hole   2:50
  • 05. Barfly   3:31
  • 06. By Accident   3:01
  • 07. East Texas Angel   3:31
  • 08. Moonlight   4:49
  • 09. No Sympathy   3:35
  • 10. You Loved Me Once   4:24
  • 11. Dejas   1:44
  • 12. Shots   3:00
  • 13. Lead Me On   4:07
  • 14. Everybody Needs An Enemy   9:18
  • 15. We've Built Up To NOTHING   2:48


Discografia dei 500 Miles To Memphis

  • 500 Miles To Memphis (2005 3rd Silo Records)
  • Sunshine In A Shot Glass (2007 Deep Elm Records)
  • We've Built Up To NOTHING (2010 Deep Elm Records/Good Friends Records)


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DEPSWA - DISTORTED AMERICAN DREAM venerdì, 19 marzo 2010 00:30 by madseason

depswa distorted american dream front cover

  • Release Date: 16 March 2010
  • Label: Tears & Smiles Recordings
  • Producer: Toby Wright, Logan Mader

 

  • Jeremy Penick - vocals, guitars
  • Dan Noonan - guitars
  • Ryan Burchfield - bass
  • Steve White - drums

[voto: 3.7]

 

Alternative rockers Depswa were disclosed to the mainstream audience in 2003 with "Two Angels And A Dream", an excellent record where nu-metal, so popular in the previous years, was mediated by a full, richer sound, with many elaborate melodies and "larger-than-life" refrains, made memorable even thanks to a dynamic and magnificent production by console star Howard Benson.

Unfortunately, TAaaD sales were disappointing and the band decided to take an indie road, because of lack of support from major Geffen, their label at that time.

Now, after many ups and downs and a few line-up changes, the band from Modesto ( California ) comes back with a new album (originally intended as a 7 tracks EP), released in these days thanks to Tears & Smiles Recordings label, created by the guys themselves.

This time Toby Wright and Logan Mader are behind the knobs; they may be not as famous as Benson but they have both experience and skills needed to act successfully even without a magnificent budget.

The honour to baptize Depswa's come back goes to the puzzling title track, "Distorted American Dream": a crossover of midwestern rock'n'roll and powerful hard rock with a surprising (for the old fans) harmonica, but it is only partly indicative of the new road taken by the band. On the contrary, since the following "Right Now" they jump in the past to seven years ago, with loud guitars and devastating rhythmics that annihilated us on TAaaD and that interchanges with more melodic moments, made precious by the beautiful stentorian and touching voice of Jeremy Penick.

Similar words may be spent with the next "Take It Back" and with "The Biggest Part", a bright example of strength enslaved by a classy melody.

Instead, the heavy and ripetitive "Performance After The Show" brings us to unusual territories for these Californians, on the border of stoner rock, while "Would I Lie", another "sinister" track, pursues Blind Faith's ghosts of blues, with an extra certain something of strength and the unmistakable Penick's mark to seal another quality performance.

The title of "Peace And Serenity" says it all, in fact it is an acoustic, delicate, peaceful and melancholy track that Depswa chooses to close the album the same way they opens it: bewildering us.

Well, rather than a new starting-point, this excellent Distorted American Dream seems like being an intermediate stop for the guys from California, a block in the evolutionary phase of an hungry band, who is searching for revenge and for a new identity.

 

Tracklist Distorted American Dream

  • 01. Distorted American Dream   3:38
  • 02. Right Now   3:40
  • 03. Take It Back   3:39
  • 04. 10 Kinds of Lonely   4:28
  • 05. Performance After The Show   3:47
  • 06. Would I Lie   4:00
  • 07. The Way I Am   3:31
  • 08. Hold On   4:01
  • 09. Cut You Out   3:53
  • 10. One Drop   3:36
  • 11. Down In A Hole   3:55
  • 12. The Biggest Part   3:16
  • 13. Peace & Serenity   3:01


Discography

  • Faithless ep (2000 Independent Release)
  • Two Angels And A Dream (2003 Geffen Records)
  • Distorted American Dream (2010 Tears & Smiles Recordings)


Links

DEPSWA - DISTORTED AMERICAN DREAM venerdì, 19 marzo 2010 00:30 by madseason

depswa distorted american dream front cover

  • Release Date: 16 Marzo 2010
  • Etichetta: Tears & Smiles Recordings
  • Produttore: Toby Wright, Logan Mader

 

  • Jeremy Penick - vocals, guitars
  • Dan Noonan - guitars
  • Ryan Burchfield - bass
  • Steve White - drums

[voto: 3.7][EN]

 

Gli alternative rockers Depswa si rivelarono al grande pubblico nel 2003 con "Two Angels And A Dream", un ottimo disco in cui le influenze del nu-metal imperante nel lustro precedente venivano mediate da un suono più rotondo, ricco di elaborate melodie e con refrain "larger-than-life", memorabili grazie anche ad una produzione dinamica e lussuosa, opera della star della consolle Howard Benson.

Purtroppo le vendite di TAaaD, che uscì per l'importante major Geffen, furono deludenti e la band, stante lo scarso supporto da parte dell'etichetta, decise di intraprendere la strada indipendente.
Ora, dopo varie vicissitudini e un paio di modifiche di lineup, il gruppo originario di Modesto (California) si ripresenta con un nuovo album (inteso originariamente come EP a 7 tracce) che esce proprio in questi giorni grazie alla label Tears & Smiles Recordings, creata dagli stessi artisti.

Questa volta alle manopole troviamo Toby Wright e Logan Mader, che non saranno famosi come Benson ma hanno l'esperienza e la destrezza necessaria per muoversi con successo anche in ambiti che non prevedono budget faraonici.

L'onore di battezzare il ritorno sulla scena dei Depswa tocca alla spiazzante titletrack, "Distorted American Dream": un incrocio di midwestern rock'n'roll e potente hard rock con tanto di armonica che lascia sorpresi i vecchi fan ma che è solo parzialmente indicativa della nuova strada intrapresa dalla band. Anzi, già dalla successiva "Right Now" si ritorna indietro di 7 anni, con quelle chitarre fragorose e quella ritmica devastante che ci avevano annichilito ai tempi di TAaaD, e che si alternano ai momenti più melodici impreziositi dalla bella voce stentorea ed emozionante di Jeremy Penick.
Discorso analogo si potrebbe fare con la successiva, cadenzata e obliqua "Take It Back" e con "The Biggest Part", fulgido esempio di potenza asservita alla melodia di classe.

E non ci si discosta molto da sonorità già sperimentate neanche con le power ballad "10 Kinds Of Lonely" e "Hold On".

Invece la heavy e ripetitiva "Performance After The Show" ci porta in territori inconsueti per i californiani, alla frontiera dello stoner rock, mentre "Would I Lie", altra traccia "sinistra", rincorre i fantasmi blues dei Blind Faith, ma con un extra quid di potenza e il marchio inconfondibile di Penick a sigillare un'altra performance di qualità.
"Peace And Serenity" ha un titolo che parla da solo: un brano acustico, delicato, tranquillo e malinconico che i Depswa scelgono per chiudere l'album così come l'avevano aperto, disorientandoci.

Insomma, più che un nuovo punto di partenza, questo comunque ottimo Distorted American Dream sembra una tappa intermedia per i californiani, un tassello nella fase evolutiva di una band affamata, in cerca di rivincite, ma anche di una nuova identità.


Tracklist di Distorted American Dream

  • 01. Distorted American Dream   3:38
  • 02. Right Now   3:40
  • 03. Take It Back   3:39
  • 04. 10 Kinds of Lonely   4:28
  • 05. Performance After The Show   3:47
  • 06. Would I Lie   4:00
  • 07. The Way I Am   3:31
  • 08. Hold On   4:01
  • 09. Cut You Out   3:53
  • 10. One Drop   3:36
  • 11. Down In A Hole   3:55
  • 12. The Biggest Part   3:16
  • 13. Peace & Serenity   3:01


Discografia dei Depswa

  • Faithless ep (2000 Independent Release)
  • Two Angels And A Dream (2003 Geffen Records)
  • Distorted American Dream (2010 Tears & Smiles Recordings)


Link suggeriti

foreigner can't slow down front cover

  • Release Date: U.S.A. 2 Ottobre 2009 / EU: 1 Marzo 2010
  • Etichetta: Rhino (U.S.A.) / earMusic - Edel (EU)
  • Produttore: Marti Frederiksen & Mick Jones

 

  • Kelly Hansen - lead and background vocals
  • Mick Jones - guitars, keyboards, background vocals
  • Tom Gimbel - guitars, saxophone, background vocals
  • Michael Bluestein - keyboards
  • Jeff Pilson – bass, background vocals
  • Brian Tichy - drums

 

[voto: 4.5]"Can't Slow Down" esce a distanza di ben tre lustri dal precedente studio album dei Foreigner "Mr. Moonlight" e dopo qualche anno di rodaggio con il nuovo cantante Kelly Hansen. Quest'ultimo, una delle voci più belle e snobbate del panorama rock, ha raccolto il testimone dal leggendario Lou Gramm nel 2005, una missione quasi impossibile; invece, il quarantanovenne ex cantante di Hurricane e Unruly Child tra gli altri, non fa rimpiangere il buon vecchio Lou, portando nuova linfa e personalità alla storica band capitanata dal chitarrista Mick Jones.

L'album è uscito negli U.S.A. con la stessa formula (di successo) delle ultime release di Journey, Eagles e Kiss: una confezione ricca e varia di contenuti venduta in esclusiva nei supermercati della catena Wal-Mart. In questo caso, oltre al nuovo disco, c'è un secondo CD con una raccolta di successi remixati e un DVD contenente estratti dal tour europeo del 2009, interviste e altro ancora. Purtroppo per noi europei, queste succulenti edizioni sono solitamente disponibili solo negli States; fortunatamente la release europea di "Can't Slow Down", uscita in questi giorni, è altrettanto ricca ed economica: l'unica differenza è la presenza di un live in Las Vegas del 2005 al posto della raccolta.
Chiunque abbia potuto vedere questa formazione dal vivo era già a conoscenza della bravura e della coesione dei suoi componenti, della voce straordinaria di Hansen e della potenza della sessione ritmica (composta da due "metallari" quali Jeff Pilson e Brian Tichy). L'incognita riguardava quindi la qualità delle canzoni che avrebbero scritto.

In fase di songwriting, la coppia Jones/Hansen è stata aiutata dal produttore Marti Frederiksen, hit maker di provata fama (Aerosmith, Def Leppard e Mötley Crüe tra i suoi "clienti").
Il risultato è l'ennesima FM rock band di "dinosauri" (vedi Journey, Loverboy, REO Speedwagon) capace di confezionare un disco di classe e in grado di rendere felici tutti i fan del genere.

Abbondano lenti e mid tempo qui, ma va tutto bene quando si tratta di power ballad della fattura di "I Can't Give Up", "I'll Be Home Tonight" o della strepitosa "In Pieces". Quest'ultima è  la canzone più bella ed emozionante dell'album ed è stata da pochissimo rilasciata come secondo singolo per le radio U.S.A. Il primo era stata la sognante "When It Comes To Love", rimasta nella Top30 A/C Airplay Chart per diverse settimane.
Tra i pezzi rock sono da segnalare la title track "Can't Slow Down", "Angel Tonight", "Ready" e "Too Late" (già presente nella raccolta del 2008 "No End In Sight"), dove i Foreigner si trasformano in una versione AOR dei Maroon 5. Il miglior pezzo rock è però "Living In A Dream", con un fantastico (e atipico per il genere) arrangiamento di fiati ed archi. "Give Me A Sign" e lo splendido slow "Fool For You Anyway" sono lì a ricordarci che le origini musicali di Mick Jones sono da ricercarsi nel soul e R&B degli anni '60.

Se della raccolta pare superfluo parlare, vorrei spendere invece due parole per il DVD e in particolare per il live registrato in Europa: non è un prodotto da bocciare (soprattutto considerando il prezzo del pacchetto) ma è un vero peccato che sia stata presa la bizzarra scelta di abbinare filmati di diverse date durante la stessa canzone, con il risultato che audio e video sembrino spesso slegati tra loro.

Se siete cresciuti a pane e classic rock, non perdete l'appuntamento con la storia: l'11 aprile, i Foreigner si esibiranno per la prima volta in Italia, all'Alcatraz di Milano (organizzazione Barley Arts, per maggiori info vedi la nostra sezione concerti).

Tracklist di Can't Slow Down

CD1:

  • 01. Can't Slow Down   (Jones, Hansen, Frederiksen) 3:28
  • 02. In Pieces   (Jones, Hansen, Frederiksen) 3:53
  • 03. When It Comes To Love   (Jones, Hansen, Frederiksen) 3:54
  • 04. Living In A Dream   (Jones, Hansen, Frederiksen) 3.43
  • 05. I Can't Give Up   (Jones, Hansen, Frederiksen, McEwan) 4:32
  • 06. Ready   (Jones, Hansen, Frederiksen) 3:43
  • 07. Give Me A Sign   (Jones, Hansen, Frederiksen) 3:52
  • 08. I'll Be Home Tonight   (Jones, Hansen, Frederiksen) 4:14
  • 09. Too Late   (Jones, Frederiksen, Lieber, Irwin) 3:45
  • 10. Lonely   (McEwan, Frederiksen) 3:29
  • 11. As Long As I Live   (Jones, Hansen, Frederiksen) 3:48
  • 12. Angel Tonight   (Jones, Hansen, Frederiksen) 3:32
  • 13. Fool For You Anyway   (Jones) 4:04

CD2:

  • 01. Feels Like The First Time (Jones) 3:53
  • 02. Cold As Ice   (Jones, Gramm) 3:21
  • 03. Hot Blooded   (Gramm, Jones) 4:24
  • 04. Blue Morning, Blue Day   (Jones, Gramm) 3:11
  • 05. Double Vision   (Jones, Gramm) 3 :42
  • 06. Dirty White Boy   (Jones, Gramm) 3:39
  • 07. Head Games   (Gramm, Jones) 3:39
  • 08. Juke Box Hero   (Gramm, Jones) 4: 21
  • 09. Urgent   (Jones) 4:29
  • 10. I Want To Know What Love Is   (Jones) 5:02

DVD:

  • Live and more:
    • -Recording the album
    • -Behind-the-scenes
    • -Interviews
    • -Live in Europe


Discografia dei Foreigner

  • Foreigner (1977 Atlantic)
  • Double Vision (1978 Atlantic)
  • Head Games (1979 Atlantic)
  • 4 (1981 Atlantic)
  • Agent Provocateur (1984 Atlantic)
  • Inside Information (1987 Atlantic)
  • Unusual Heat (1991 Atlantic)
  • Mr. Moonlight (1994 Arista)
  • Can't Slow Down (2009 Rhino - earMusic/Edel)



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standard thompson mn4tbh front cover

  • Release Date: 2 Marzo 2010
  • Etichetta: In The Groove Music
  • Produttore: Drew Lerdal

 

  • Mike HJ - vocals, guitars
  • Aaron Winter - guitar, vocals
  • Dan Behrens - bass, vocals
  • Drew Lerdal - keyboards, guitars, vocals
  • Jordan Keating - drums, samples


[voto: 4][EN]
E' dal 1996 che gli Standard Thompson sono in circolazione, ma della formazione originale è rimasto solo Mike HJ, il cantante; gli altri membri si sono uniti in questo "viaggio" dal 2007 in poi e Drew Lerdal, il tastierista, è addirittura entrato in pianta stabile, mentre lavorava come produttore di questo nuovo CD, nell'ottobre dello scorso anno.
Per me, questo combo con base a Minneapolis, è una piacevole novità e dopo aver ascoltato delle preview sul suo sito ho voluto approfondire l'ascolto dell'intero "More Noise For The Broken Hearted".

Dalla bio risulta che gli inizi della band sono trascorsi all'insegna del punk rock e che nel tempo i ragazzi si sono lasciati affascinare da un sound più mainstream. Quest'ultimo CD è il giusto incontro tra un certo pop punk alla Quietdrive e l'adult alternative da classifica in stile The Calling; la definizione perfetta la si può trovare nel loro sito: "Melodic, hook driven guitar pop rock with power and catchy simplicity that you can't help but to sing along with". Ed è proprio vero, questo disco vi farà cantare per tutta la sua (breve) durata.

MN4TBH inizia in maniera particolare per un gruppo di questo genere: un'ouverture strumentale riprende il tema portante della title track, lo trasforma in una cavalcata epica -che potrebbe tranquillamente essere la colonna sonora di un film d'avventura di Steven Spielberg- e porta alla prima vera e propria canzone dell'album. "More Noise…" è uno degli anthem del CD: urgente e melodica al punto giusto, non uscirà più dalle vostre orecchie. Non un attimo di respiro tra questa e la solare "Life Of Sunday Mornings", altra catchy song questa volta dal sapore acustico.
"Fireworks" vede un piano alla Vanessa Carlton in evidenza mescolarsi sapientemente con un arrangiamento elettrico. Queste prime tre canzoni sono tra gli highlights dell'album, ma non gli unici: ascoltate la potente ballad "White Noise" o la più dolce "Leaving Season". L'ultimo slow, "Words To Get Back", sembra figlio di uno strano rapporto tra Poison e Nine Days.
La vitale e ballabile "Everything You Need" è qui presente anche in versione "Wes Anderson Style", che immagino si riferisca al regista noto per i suoi film stravaganti in cui le musiche pop folk sono spesso protagoniste; questa versione della canzone è infatti rallentata e arrangiata in chiave acustica con accompagnamento di archi.

Se siete rimasti perplessi dalle mie parole di elogio, approfittate di questa sorpresa che vi facciamo: la band -convinta della bontà della propia musica- ha deciso di mettere a disposizione dei lettori di weChameleon l'album per intero!
Vi chiediamo di scaricarlo da questo link, ascoltarlo e lasciare un feedback in questa recensione. E, soprattutto, di continuare a supportare la buona musica: se MN4TBH vi piace, acquistatelo!

Tracklist di More Noise For The Broken Hearted

  • 01. Overture For The Broken Hearted   2:05
  • 02. More Noise For The Broken Hearted   3:35
  • 03. Life Of Sunday Mornings   3:33
  • 04. Fireworks   3:04
  • 05. Sad Girls   3:34
  • 06. White Noise   4:49
  • 07. Everything You Need   2:45
  • 08. Leaving Season   3:57
  • 09. Phase   3:17
  • 10. Words To Get Back 4:16
  • 11. Everything You Need (Wes Anderson Style)   3:54


Discografia degli Standard Thompson

  • Because You're Young (1998 We're Naked Music)
  • Diva (1999 Standard Thompson)
  • Bittersilvermorning (2003 Standard Thompson)
  • It Just Rained Here Yesterday EP (2005 Standard Thompson)
  • More Noise For The Broken Hearted (2010 In The Groove Music)


Link suggeriti

 

standard thompson mn4tbh front cover

  • Release Date: 2 March 2010
  • Label: In The Groove Music
  • Producer: Drew Lerdal

 

  • Mike HJ - vocals, guitars
  • Aaron Winter - guitar, vocals
  • Dan Behrens - bass, vocals
  • Drew Lerdal - keyboards, guitars, vocals
  • Jordan Keating - drums, samples


[voto: 4]

It's since 1996 that Standard Thompson is kicking around but since then only the singer, Mike HJ, sticked around; the fellow members join this "journey" from 2007 on and Drew Lerdal, the keyboardist, took a stable membership on last October, while producing this new CD.

To me, this combo based in Minneapolis, is a pleasant find and after I listened to a few preview on their website, I decided to delve into the whole "More Noise For The Broken Hearted".

Reading their bio, it turns out they started as a punk rock band and by the time passed by they got bewitched by a more mainstream sound. This last CD is the right melt down of a certain pop punk ala Quietdrive with some hit parade adult alternative like The Calling's; you may find the perfect label in their website: "Melodic, hook driven guitar pop rock with power and catchy simplicity that you can't help but to sing along with". That's the simple truth, this record will make you sing for its whole (short) length.

MN4TBH  starts in a unique way for a band of this genre: an instrumental overture steals the main theme of the title track, shifts it into an epic ride -it could easily be a soundtrack for a Steven Spielberg's adventure movie- and brings you to the first real song of the album. "More Noise..." is one of this CD's anthem: urgent and melodic at its finest, it won't get off of your ears anymore. There is no time to breathe between this and the sunny "Life Of Sunday Mornings", another catchy song with an acoustic flavour.

"Fireworks" has a Vanessa Carlton styled piano in evidence that skillfully melts down with an electric arrangement. The first three songs are some of the album's highlights, but they're not the only ones: take a listen to the power ballad "White Noise" or the sweet "Leaving Season".

The last ballad, "Words To Get Back", is like the son of a weird relationship between Poison and Nine Days.

The vital and good for dancing "Everything You Need" is present also in a "Wes Anderson Style" version, which I believe it is related to the director famous for his unconventional movies where pop folk music is often a main character; in fact, this version of the song has been slowed down and arranged in an acoustic way with bow accompaniment.

If you should be confused by my praise, take advantage of the surprise we are making: the band -confident about the goodness of their music- decided to offer the weChameleon readers a free download of their whole album.

We ask you to download it from this link, take a listen and leave a feedback in this review. And, most importantly, keep on supporting the good music: if you like MN4TBH, buy it!

 

Tracklist of More Noise For The Broken Hearted

  • 01. Overture For The Broken Hearted   2:05
  • 02. More Noise For The Broken Hearted   3:35
  • 03. Life Of Sunday Mornings   3:33
  • 04. Fireworks   3:04
  • 05. Sad Girls   3:34
  • 06. White Noise   4:49
  • 07. Everything You Need   2:45
  • 08. Leaving Season   3:57
  • 09. Phase   3:17
  • 10. Words To Get Back 4:16
  • 11. Everything You Need (Wes Anderson Style)   3:54


Discography of Standard Thompson

  • Because You're Young (1998 We're Naked Music)
  • Diva (1999 Standard Thompson)
  • Bittersilvermorning (2003 Standard Thompson)
  • It Just Rained Here Yesterday EP (2005 Standard Thompson)
  • More Noise For The Broken Hearted (2010 In The Groove Music)


Links

 

CHASEN - THAT WAS THEN, THIS IS NOW sabato, 13 marzo 2010 17:00 by madseason

chasen that was then this is now front cover

  • Release Date: 9 Marzo 2010
  • Etichetta: INO Records - Columbia Sony
  • Produttore: Rob Hawkins
  • Mixing engineer: Ainslie Grosser

 

  • Chasen Callahan – lead vocals, guitar
  • Evan Silver – guitar, background vocals
  • Jared Barber – bass, background vocals
  • Aaron Lord – drums

[voto: 4]

Ci vorrebbe una bella carrettata di faccine sorridenti per descrivere la qualità di questo disco: varrebbero sicuramente più delle parole che sto per scrivere.

I Chasen vengono da Greenville, città di 50.000 anime della Carolina del Sud, e sono al loro esordio per la INO Records, etichetta di Nashville specializzata in CCM (Contemporary Christian Music), che gode dei canali di distribuzione della Sony.
Incidere per la INO vuol dire avere compagni di etichetta di successo come MercyMe, Decyfer Down, 33Miles, Building 429, The Afters, P.O.D., Stellar Kart e Flyleaf ma, credetemi, i Chasen non hanno nulla da invidiare a questi signori.

Intendiamoci, quello di Callahan e soci è pop rock, niente di rivoluzionario o particolarmente originale. No, pop rock e basta. Però lo sanno fare bene. Fottutamente bene (ok, non dovrei usare queste espressioni con un gruppo cristiano...). E con personalità e convinzione dei propri mezzi.
Basta ascoltare l'opener "Castaway", costruita su un trascinante riff di tastiere che, con il contributo delle chitarre e di una sezione ritmica pulsante, ci porta subito in territori da arena rock. Oppure il primo singolo, "On And On", con la sua bella trama acustica su cui si stende una linea melodica semplice ma avvincente, perfetta per i passaggi radio.

Il cantante e songwriter Chasen Callahan non fa nulla per nascondere il proprio credo nei testi delle dieci canzoni, ma il buon gusto ed il sound di derivazione secolare del gruppo diluiscono l'attitudine alla predica tipica di band di questo genere, rendendo le composizioni assolutamente digeribili anche a chi nutre diffidenza nei confronti del rock cristiano.

E d'altronde sarebbe un crimine rinunciare per "questioni di fede" a piccole gemme come la piano driven "Leave You Alone" o la hansoniana "One In A Million" .
Per non parlare dell'energica "Bullet", un anthem dal gran tiro e dalla costruzione squisita, o della oltremodo catchy "Eyes Of A Rescue", che non sfigurerebbe nel repertorio degli Switchfoot.

Mi fermo qui, le altre tracce scopritele voi dopo aver acquistato "That Was Then, This Is Now", un album che sarà tra i migliori del suo genere nel 2010.

Tracklist di That Was Then, This Is Now

  • 01. Castaway   3:13
  • 02. Love In Your Name   2:59
  • 03. On And On   3:36
  • 04. Leave You Alone   3:29
  • 05. Airplanes   3:42
  • 06. One In A Million   2:46
  • 07. Bullet   3:10
  • 08. Eyes Of A Rescue   3:17
  • 09. Slow Down   3:57
  • 10. There Is Love   4:01


Discografia dei Chasen

  • Another Way Of Life (2006 Independent Release)
  • Shine Through The Stars (2008 OMG Records)
  • That Was Then, This Is Now (2010 INO Records - Columbia)


Link suggeriti

 

VV.AA. - ALMOST ALICE giovedì, 11 marzo 2010 13:55 by maxare

almost alice

  • Release Date: 2 Marzo 2010
  • Etichetta: Buena Vista

[voto: 4]

 

 

 

 

 

Iniziamo subito precisando che "Almost Alice" non è la colonna sonora dell’ultimo blockbuster di Tim Burton "Alice In Wonderland", ma una raccolta di inediti semplicemente ispirati alle avventure di Alice raccontate su carta da Lewis Carroll.

Solo una canzone è presente nel film ed è "Alice" di Avril Lavigne, il primo singolo estratto da questo CD e di cui è stato prodotto anche un bel video con diversi riferimenti alla stessa pellicola (Video della Settimana su queste pagine, poco tempo fa). E’ un brano molto ispirato e intenso; pare che Avril abbia messo da parte le divagazioni bambinesche (ma divertenti) dell’ultimo CD e sia tornata ad un sound più introspettivo, in linea con quello del secondo album "Under My Skin".

Tutte le canzoni della raccolta, eccetto due, sono inediti scritti per l’occasione; la prima delle due eccezioni è un brano già presente nella versione animata da Walt Disney nel 1951 delle storie di Alice: "Very Good Advice" è qui interpretata da Robert Smith, leader dei Cure, il quale con la sua stralunata voce, la prende e ne restituisce una versione trasognata e bislacca, trasformando la protagonista in una Alice in veste dark. Il secondo brano non inedito è interpretato da Grace Potter And The Nocturnals, i quali coverizzano, senza stravolgerla, la lisergica "White Rabbit", storico inno hippy dei Jefferson Airplane, all'epoca interpretato da molti come un invito all'utilizzo di droghe.

Il resto dell'album alterna artisti mainstream ad altri più di culto o in fase di maturazione. Di questi ultimi segnalo l'ottima "The Technicolor Phase" della electropop one-man band Owl City, quasi dei Buggles del nuovo millennio; o ancora i Metro Station, composti dai fratelli di Miley Cyrus e Mitchell Musso (protagonisti di "Hannah Montana"), i quali con "Where's My Angel" offrono un catchy electropop ballabile.

La band pop punk All Time Low esegue la decisa semi-ballad "Painting Flowers", mentre i Motion City Soundtrack offrono un ottimo power pop dal sapore acustico con "Always Running Out Of Time". "Follow Me Down" dei 3OH!3 ft. Neon Hitch (co-autrice del successo "Blah Blah Blah" della nuova stella del pop Kesha) è stato pubblicato come secondo singolo con scarso successo. Infine, la popstar estone Kerli è presente in ben due brani (staranno mica cercando di lanciarla negli USA?!): il primo è un duetto con i Tokio Hotel in una canzone scritta da Andreas Carlsson e Desmond Child, "Strange", un bell’anthem dal flavour vagamente gotico; la seconda canzone è il divertente pop dance "Tea Party", uscito come terzo singolo della compilation.

Dal lato "artisti noti" abbiamo i Plain White T’s che presentano "Welcome To Mystery", brano che evoca atmosfere magiche e rende bene l’idea del mondo immaginato da Lewis Carroll; "The Poison" dei The All-American Rejects, invece, esula dallo standard della band ed è divisa in due parti: inizia come una bellissima ballad pop-folk e tutto d’un tratto diventa una marcia inquietante e malsana.

Mark Hoppus dei Blink-182 e Pete Wentz dei Fall Out Boy si alleano nella discreta emo-song "In Transit": da personaggi di questo calibro ci si deve aspettare di meglio. I Franz Ferdinand si esibiscono in un brano piuttosto particolare: "The Lobster Quadrille" è la loro personale versione dark di un brano da cartone animato, operazione riuscita in pieno.

La traccia degli Shinedown "Her Name Is Alice" è una ballad dall’atmosfera maligna con pianoforte e voce di Brent Smith (più hetfieldiano che mai) in bella evidenza.

Last but not least, gli australiani Wolfmother che attaccano con un riff settantiano la loro "Fell Down A Hole", una delle canzoni migliori di questa band.

Magari nessuna di queste canzoni entrerà tra i classici del rock, ma devo ammettere che l’ascolto ripetuto dell’album non mi ha stancato anzi, mi ha divertito e spesso trasportato mentalmente nel paese delle meraviglie, tra bianconigli e cappellai matti. Mediamente la qualità è piuttosto alta e anche i pezzi più pop, pur adolescenziali, sono piacevoli da ascoltare.

Se siete tra coloro i quali pensano che la musica debba seguire sempre uno scopo più "alto" che non sia solo quello di intrattenere e divertire, ebbene, state alla larga da questa compilation; altrimenti, entrate in questo mondo incantato e …enjoy!

 

Tracklist di Almost Alice

  • 01. Avril Lavigne "Alice"   3:35 
  • 02. The All-American Rejects "The Poison"   3:53 
  • 03. Owl City "The Technicolor Phase"   4:27 
  • 04. Shinedown "Her Name Is Alice"   3:38 
  • 05. All Time Low "Painting Flowers"   3:25 
  • 06. Metro Station "Where's My Angel"   3:39 
  • 07. Tokio Hotel and Kerli "Strange"   3:51 
  • 08. 3OH!3 featuring Neon Hitch "Follow Me Down"   3:23 
  • 09. Robert Smith "Very Good Advice"   2:58 
  • 10. Mark Hoppus with Pete Wentz "In Transit"   4:02 
  • 11. Plain White T's "Welcome to Mystery"   4:28 
  • 12. Kerli "Tea Party"   3:29 
  • 13. Franz Ferdinand "The Lobster Quadrille"   2:08 
  • 14. Motion City Soundtrack "Always Running Out of Time"   3:00 
  • 15. Wolfmother "Fell Down a Hole"   5:04 
  • 16. Grace Potter and the Nocturnals "White Rabbit"   3:21


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