DAVID FORD - LET THE HARD TIMES ROLL sabato, 13 febbraio 2010 18:07 by madseason

david ford let the hard times roll front cover

  • Release date: 3 Febbraio 2010 (iTunes) - 15 Febbraio 2010 (cd)
  • Etichetta: The Magnolia Label
  • Produttore: David Ford

 

 

 

 

 

[voto: 4]

Come adoro i dischi che si recuperano al buio per due soldi, ispirati dalla copertina, o dal titolo dell'album, e che si rivelano delle autentiche chicche!

E' il caso del nuovo album di David Ford, artista inglese che ha nel suo carnet un'esperienza non esattamente memorabile come frontman degli Easyworld e tre studio album solisti, totalmente indipendenti. A dispetto del fatto che per i più sia il classico signor nessuno, in realtà David può vantare una voce bellissima, corposa, lievemente roca, e capacità di songwriter navigato che farebbero invidia a molti midwestern rocker americani.

Ed in effetti, sebbene Ford siano nato nel Kent e viva nel Sussex, la sua musica è affine a quella di artisti a stelle e strisce come Augustana, Will Hoge, Gin Blossoms, John Mellencamp, The Alternate Routes, Tom Petty, The Wallflowers. Insomma, american rootsy rock in cui gli effetti speciali delle grandi produzioni da classifica cedono il passo ad un sound schietto e vibrante, e i racconti di ragazzetti ipervitaminizzati che sognano puttanelle sculettanti con le tette rifatte fanno strada a storie mature, intimiste, mai noiose, con un'innervatura di ironia e malinconia che porta linfa vitale alla narrazione di ricordi emozionanti. "British hearts, American roads and Irish sadness", per dirla con le parole dello stesso cantautore.

Con il supporto della sua voce calda e di strumenti tradizionali - chitarra acustica, piano, basso, batteria, con qualche comparsata di violoncello, armonica a bocca, slide, contrabbasso acustico, lap steel - David Ford confeziona 13 canzoni appassionate e appassionanti, tra ballad elettroacustiche e rockers da saloon, tra numeri tinti di country-folk e melliflui slow con tutto il gusto del bourbon del Kentucky.

David è un perdente di lusso, di quelli a cui non si può non affezionarsi: dimostrategli tutta la vostra stima sganciando qualche svanzica per uno dei suoi lavori. Saprà ringraziarvi calorosamente, senz'altro.


Tracklist di Let The Hard Times Roll

  • 01. Panic   3:45
  • 02. Making Up For Lost Time   3:00
  • 03. Waiting For The Storm   4:44
  • 04. Surfin' Guantanamo Bay   2:21
  • 05. To Hell With The World   4:09
  • 06. Stephen   3:19
  • 07. Nothing At All   2:14
  • 08. Sylvia   2:58
  • 09. Meet Me In the Middle   3:50
  • 10. Missouri   1:30
  • 11. She's Not The One   3:38
  • 12. Hurricane   4:18
  • 13. Call To Arms   5:00


Discografia di David Ford

  • I Sincerely Apologise for All the Trouble I've Caused (2005 Independent Release)
  • Songs For The Road (2007 Independent Release)
  • Let The Hard Times Roll (2010 The Magnolia Label)


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NICK JONAS & The ADMINISTRATION - WHO I AM lunedì, 8 febbraio 2010 23:12 by madseason

nick jonas & the administration who i am front cover

  • Release Date: 5 Febbraio 2010
  • Etichetta: Hollywood Records
  • Produttore: John Fields

 

  • Nick Jonas - vocals, piano, guitar
  • David Ryan Harris - guitar
  • Tommy Barbarella - keyboards
  • John Fields - bass
  • Michael Bland - drums

[voto:4]


Nick Jonas, giovanissimo membro degli idoli dei teen-ager Jonas Brothers, decide che è già arrivato il momento di prendersi qualche rischio e, formata una superband con artisti bravi e navigati tipo gli ex The New Power Generation di Prince, Tommy Barberella e Michael Bland, incide un disco solista che merita l'attenzione anche di chi ha in odio fenomeni commerciali e stelline da tv dei ragazzi.

Sotto la guida dell'ottimo producer (e bassista, per l'occasione) John Fields, Nick si produce in 10 interessanti tracce che svariano tra pop rock dei seventies, soul d'annata, blues e ammiccamenti funky, rivelando tutto il suo amore per la musica di Stevie Wonder, Prince ed Elvis Costello e un'abilità nello scrivere brani maturi e levigati non comune in songwriter così giovani.

A soli 17 anni, e nonostante una voce che non ha ancora acquisito tutti i registri adulti, la star della Disney pare già convinta dei propri mezzi e del proprio futuro: è nato il nuovo John Mayer?

NB: Sonny Thompson, altro ex The New Power Generation, ha preso il posto di David Harris nella band che sta accompagnando Nick Jonas nel suo primo tour americano con gli Administration


Tracklist di Who I Am

  • 01. Rose Garden   (Nick Jonas) 3:34
  • 02. Who I Am   (Nick Jonas) 4:05
  • 03. Olive & An Arrow   (Nick Jonas) 4:59
  • 04. Conspiracy Theory   (Nick Jonas) 3:47
  • 05. In The End   (Nick Jonas, Greg Garbowsky, P.J. Bianco) 4:52
  • 06. Last Time Around   (Nick Jonas, Greg Garbowsky, P.J. Bianco) 4:07
  • 07. Tonight   (Nick Jonas, Joe Jonas, Kevin Jonas, Greg Garbowsky) 4:19
  • 08. State Of Emergency   (Nick Jonas, John Fields) 3:34
  • 09. Vesper's Goodbye   (Nick Jonas, P.J. Bianco) 3:11
  • 10. Stronger (Back On The Ground)   (Nick Jonas, Leeland Mooring, Jack Mooring) 4:54


Discografia di Nick Jonas & The Administration

  • Who I Am (2010 Hollywood Records)


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KASHMIR - TRESPASSERS lunedì, 8 febbraio 2010 23:02 by madseason

kashmir trespassers front cover

  • Release Date: 1 Febbraio 2010
  • Etichetta: Columbia - Sony
  • Produttore: Kashmir, Andy Wallace, John O'Mahony

 

  • Kasper Eistrup - vocals, guitar
  • Henrik Lindstrand - keyboards, guitar
  • Mads Tunebjerg - bass
  • Asger Techau - drums

 

 

[voto:4]Li conoso poco questi 4 danesotti che hanno battezzato la loro band in onore del leggendario pezzo dei Led Zeppelin, eppure a casa loro sono da tempo delle star e possono vantare un più che discreto seguito anche al di fuori dei patrii confini.
Il loro nuovo disco, il sesto in studio, se si escludono i lavori indipendenti, mi convince. A partire dalla perfetta produzione, per la quale Eistrup e compagni sono stati coadiuvati da John O'Mahony (Coldplay, Alberta Cross, Kaiser Chiefs, Depeche Mode e The Cribs nel suo palmares) e dalla vecchia volpe Andy Wallace (Faith No More, The Cult, Feeder, Blind Melon, Foo Fighters, Biffy Clyro, Kaiser Chiefs, Linkin Park, Skunk Anansie e potrei andare avanti per altre tre pagine).

E poi il songwriting... In bilico tra sonorità melancholic pop alla Coldplay, Keane, Travis e Saybia (questi ultimi loro compaesani) ed elettropoprock in stile Carpark North (altra band danese, eccellente tra l'altro), troviamo 10 ottime tracce che hanno il grande pregio di crescere ascolto dopo ascolto, a dimostrazione che i Kashmir sono una band di sostanza e non un gruppettino di pop usa e getta.

Vorrei portare qualche brano ad esempio delle capacità del gruppo di proporre la loro musica intensa, malinconica, ricca di suggestive sfumature autunnali, con stile e bravura, ma fatico a scegliere un pezzo a discapito di un altro.
No, meglio versarsi un bicchiere di buon vino, spegnere la luce ed abbandonarsi all'ascolto di questo notevole "Trespassers". Musica per l'anima.

 

Tracklist di Trespassers

  • 01. Mouthful Of Wasps   05:16
  • 02. Intruder   04:24
  • 03. Mantaray   04:10
  • 04. Pallas Athena   02:28
  • 05. Still Boy   05:12
  • 06. Bewildered In The City   06:29
  • 07. Pursuit Of Misery   04:07
  • 08. Time Has Deserted Us   04:04
  • 09. Danger Bear   03:40
  • 10. The Indian (That Dwells In This Chest)   05:23


Discografia dei Kashmir

  • Travelogue (1994 Sony)
  • Cruzential (1996 Sony)
  • The Good Life (1999 Sony)
  • Zitilites (2003 Sony)
  • No Balance Palace (2005 Sony)
  • Trespassers (2010 Columbia - Sony)


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STAGE DOLLS - ALWAYS lunedì, 8 febbraio 2010 22:53 by maxare

stage doll always front cover

  • Release Date: 4 Gennaio - 15 Febbraio 2010
  • Etichetta: Sony Music Norway – AOR Heaven
  • Produttore: Ronny Wikmark & Torstein Flakne

 

  • Torstein Flakne - vocals, all electric & acoustic guitars
  • Terje Storli - 4, 5 & 8 string basses
  • Morten Skogstad - drums


 

[voto:4]

Avrei voluto iniziare questa recensione parlando di "Always" come del secondo disco del come-back degli Stage Dolls ma, guardando bene la discografia, mi sono accorto che sono già passati ben sei anni dal penultimo studio album "Get A Life"; insomma, pur avendo una lunga carriera alle spalle – quest'anno festeggiano i 25 anni dal debutto –  il power trio più melodico dei fiordi, dal 1989 in qua, ha pubblicato solo 4 album in studio, un paio di raccolte e un live cd.
Tutti i lavori sono però caratterizzati da un alto livello qualitativo; meglio pochi ma buoni, no?!

"Always", uno dei dischi più attesi in ambito rock melodico di questo 2010, ha debuttato al numero 1 delle classifiche di vendita norvegesi, risultato meritato per un disco che ribadisce le qualità artistiche del trio di Trondheim sia in fase compositiva sia di arrangiamento.
Stilisticamente, gli Stage Dolls confermano l'evoluzione iniziata con "Get A Life", con un suono e un songwriting molto vicini a quello di Bryan Adams, a cui ora aggiungono, qua e là, delicate melodie country che mi riportano alla mente Richard Marx. Il tutto è condito da un tocco personale: quei cori spesso caratterizzati da un mood "spiritual" che già dal terzo e omonimo disco rendono riconoscibile il sound della band (da sottolineare, ancora una volta, la presenza come backing vocalist di Mark Spiro, collaboratore di lunga data della band).

Due ottimi esempi delle influenze sopra citate sono l'iniziale title track, la quale sembra uscire direttamente da quel capolavoro di "Waking Up The Neighbours" del biondino canadese, e la successiva "Rainin' On A Sunny Day" che, grazie all'atmosfera bucolica di cui è permeata, potrebbe passare per un'outtake di "Days In Avalon" di Richard Marx.
Altre highlights del disco sono la cadenzata "Taillights", dove i cori sono classicamente Stage Dolls, il divertente rock'n'roll di "Saturday Night" (e qui torna a farsi sentire l'influenza di Bryan Adams, quello di "Kids Wanna Rock" per l'esattezza), il country rock di "Highway's Open", che non avrebbe sfigurato nel ben più noto "Lost Highway" dei Bon Jovi.

"Always" è un disco che, pur nella sua breve durata (solo 37 minuti), non mancherà di soddisfare le orecchie dei melodic rockers amanti delle sonorità più patinate e li accompagnerà in lunghi viaggi on the road.


Tracklist di Always

  • 01. Always   03:37
  • 02. Rainin' On A Sunny Day   04:04
  • 03. Rollin'   03:48
  • 04. Highway's Open   04:06
  • 05. Eye Of My Heart   03:58
  • 06. Better Off Pretty   04:04
  • 07. Taillights   03:33
  • 08. Saturday Night   03:13
  • 09. Where The Blacktop Ends   03:31
  • 10. My Strangest Friend   03:14


Discografia degli Stage Dolls

  • Soldiers' Gun (1985 Polygram)
  • Commandos (1986 Universal)
  • Stage Dolls (1988 Polydor)
  • Stripped (1991 Polygram)
  • Stories We Could Tell (1994 EMI)
  • Dig (1997 Polygram)
  • Good Times - The Essential (2002 Mercury)
  • Get A Life (2004 MBN)
  • Get A Live (2005 MBN) CD+DVD
  • Always (2010 Sony Music Norway - AOR Heaven)


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OCEAN COLOUR SCENE - SATURDAY domenica, 31 gennaio 2010 22:38 by madseason

ocean color scene saturday

  • Release Date: 1 Febbraio 2010
  • Etichetta: Cooking Vinyl Records
  • Produttore: Gavin Monaghan

 

  • Simon Fowler - vocals
  • Steve Cradock - guitar
  • Andy Bennett - guitar
  • Dan Sealey - bass
  • Oscar Harrison - drums

 

[voto:3.5]

Tornano i veterani del britpop Ocean Colour Scene, ormai alla nona prova in studio, a 18 anni (!) di distanza dal loro disco d'esordio e a 14 da quel "Moseley Shoals" che li ha proiettati al top delle chart d'oltremanica, rendendoli una delle band più influenti ed amate del panorama pop-rock inglese della metà degli anni novanta, in compagnia di Oasis, Blur, Suede, Elastica e Supergrass.

Dopo il grande successo del successivo "Marchin' Already" (quasi due milioni di copie nel solo Regno Unito), per gli OCS è cominciata una lenta ma inevitabile discesa, il cui picco è rappresentato dal penultimo studio album di tre anni fa, "On The Leyline": solo una settimana in classifica nella "UK Album Charts" ad un poco onorevole 37° posto, snobbato dalla critica e dal pubblico modaiolo che tanto aveva contribuito al successo degli OCS quando il loro sound era "in".

A onor del vero, la band di Simon Fowler aveva ormai perso da anni gran parte dello smalto degli heydays, tanto che anche lo zoccolo duro dei fans cominciava a veder vacillare la propria fede.
Fede che potrebbe essere rinsaldata proprio da questa nuova prova in studio: "Saturday" infatti è un disco vivo, brillante, che guarda al passato degli Ocean senza nostalgia, proponendo anthem da arena, ballate appassionate e poprockers divertenti, con un suono fresco, seppur classico.

Il rock alla Dire Straits di "100 Floors Of Perception" apre l'album in maniera inconsueta per Fowler & co., ma è con le successive "Mrs Maylie" e "Saturday" che i britannici ci ricordano chi sono e ci spiegano perchè valga la pena dar loro ancora una chance: il powerpop che odora di Cheap Trick lontano un miglio della prima e il britpop energico e trascinante della seconda sono una goduria per le orecchie.
Lo slow "Just A Little Bit Of Love" e la cadenzata "Old Pair Of Jeans" - quest'ultima con un gradevole tocco western - rallentano un po' il ritmo dell'album, che riprende con il rock tradizionale arricchito da cori gospel di "Sing Children Sing".
Nuovo pitstop con il lamento della drammatica "Harry Kidnap", mentre con "Magic Carpet Days" il pop dei sixties irrompe con tutta la sua frivolezza. La meditata "The Word" è sostenuta dal lavoro degli strumenti acustici che vengono riproposti anche nella lenta "Village Life", che ci sorprende con i suoi echi pinkfloydiani.
In "Postal" il poprock degli OSC si fa noisy senza infastidire, mentre "What's Mine Is Yours" ha scritto "Beatles" in fronte a caratteri cubitali. "Fell In Love On The Street Again", una delicata ballad guidata dal pianoforte, un filo stucchevole, a onor del vero, ci conduce all'episodio conclusivo del disco: "Rockfield", un brano anthemico, incalzante, che dimostrerà il suo pieno valore nella dimensione live.

Concludendo: "Saturday" non è un album epocale, ma scommetto che gli Oasis darebbero un rene per riuscire a riproporsi a questi livelli.


Tracklist di Saturday

  • 01. 100 Floors Of Perception   3:10
  • 02. Mrs Maylie   3:14
  • 03. Saturday   3:25
  • 04. Just A Little Bit Of Love   2:58
  • 05. Old Pair Of Jeans   3:16
  • 06. Sing Children Sing   3:42
  • 07. Harry Kidnap   3:58
  • 08. Magic Carpet Days   3:14
  • 09. The Word   3:09
  • 10. Village Life   3:27
  • 11. Postal   2:07
  • 12. What's Mine Is Yours   3:02
  • 13. Fell In Love On The Street Again   3:01
  • 14. Rockfield   3:21


Discografia degli Ocean Colour Scene

  • Ocean Colour Scene (1992 Fontana)
  • Moseley Shoals (1996 MCA)
  • Marchin' Already (1997 Island)
  • One from the Modern (1999 Island)
  • Mechanical Wonder (2001 Island)
  • North Atlantic Drift (2003 Sanctuary)
  • A Hyperactive Workout For The Flying Squad (2005 Sanctuary)
  • On the Leyline (2007 Moseley Shoals)
  • Saturday (2010 Cooking Vinyl)


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NUMBER ONE GUN - TO THE SECRETS & KNOWLEDGE venerdì, 29 gennaio 2010 23:52 by madseason

number one gun to the secret & knowledge

  • Release Date: 26 Gennaio 2010
  • Etichetta: Tooth & Nail Records
  • Produttore: Jeff Schneeweis

 

  • Jeff Schneeweis - vocals, guitars, keyboards, electronics

 

 

 

[voto:3.5]

Per cominciare: I Number One Gun (che tradotto in italiano farebbe "Pistola Numero Uno"... facciamo finta di niente) erano un gruppo rock di Chico, California, che si è sciolto nel 2006 dopo aver rilasciato un EP e due full-length. Successivamente, Jeff Schneeweis, leader, cantante e polistrumentista del gruppo, crea i The North Pole Project e, nel giro di un anno, gli cambia nome in Number One Gun, che quindi ritornano come progetto solista di Schneeweis.

"To The Secrets & Knowledge" è il secondo album di questa reincarnazione dei NOG e segue di due anni l'album "The North Pole Project" (ah, la fantasia!) che passò quasi inosservato alle mie orecchie.
Ma con questo nuovo album andiamo decisamente meglio: Jeff Schneeweis è riuscito a sviluppare il sound indie pop rock dei NGO, rendendolo più eclettico ed interessante.

Si spazia così dall'opener “The Victory”, un anthem colorato da un semplice ma elegante riff di synth, alla sperimentale "Noises", affine ad alcuni lavori di Imogen Heap; dall'ambient evocativo di “White Lies” al rock corposo in stile Anberlin del singolo "Forest"; dall'acustica, minimale “The People” all'energica "Hey Stranger", che potrebbepassare per un'outtake dei Jack's Mannequin.

Un discorso a parte merita la conclusiva "Don't Stop Believing", cover del famosissimo, immortale capolavoro dei Journey: non potendo contare sulla voce divina di un Perry né sulla classe superiore e sulla tecnica chitarristica di uno Schon, forse era il caso di cercare un approccio a questa reinterpretazione più creativo e coraggioso. La versione di Schneeweis non aggiunge niente all'originale e chiude con un episodio che lascia perplessi un disco altrimenti molto valido, sicuramente il migliore dei Number One Gun.


Tracklist di To The Secrets & Knowledge

  • 01. The Victory   3:07
  • 02. Big Machines   3:29
  • 03. Forest   4:05
  • 04. Noises   2:44
  • 05. Hey Strange   3:00
  • 06. The People   2:35
  • 07. White Lies   3:20
  • 08. Look To Pass   3:06
  • 09. Try It   3:12
  • 10. Don't Stop Believing   4:15


Discografia dei Number One Gun

  • Forever (2002 Floodgate Records)
  • Celebrate Mistakes (2003 Floodgate Records)
  • Promises For The Imperfect (2005 Tooth & Nail Records)
  • The North Pole Project (2008 Tooth & Nail Records)
  • To The Secrets & Knowledge (2010 Tooth & Nail Records)


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NEEDTOBREATHE - THE OUTSIDERS mercoledì, 27 gennaio 2010 00:31 by amaranth

needtobreathe the outsiders front cover

  • Release Date: 25 Agosto 2009
  • Etichetta: Atlantic Records
  • Produttore: Needtobreathe, Jim Scott, John Alagía, Rick Beato

 

  • Bear Rinehart – lead vocals, guitar, piano
  • Bo Rinehart – guitar, background vocals
  • Seth Bolt – bass, background vocals
  • Joe Stillwell – drums, background vocals

 

 

[voto: 4.4]

Capita spesso di questi tempi per convenienza, etichettare e circoscrivere una band in un genere ben definito. Con il rischio di far passare un buon disco per un prodotto tra i tanti che infestano quotidianamente il mercato musicale. Niente di più sbagliato se di fronte hai una band che pur appartenendo ad una scena musicale cerca di discostarsi e dimostrare la propria identità. Cosi come nel caso degli Switchfoot anche i Needtobreathe fanno parte sulla "carta" di quel filone di band cristiane che cercano di disco in disco di distaccarsi dagli sterotipi del genere.

White Rock? Christian Rock? Nulla di più sbagliato, il terzo disco dei Needtobreathe "The Outsiders" conferma l'intenzione dei Needtobreathe di essere un'entità sonora autoctona. Un disco ancora una volta diverso dai precedenti, con spiragli southern rock e cori gospel, una base "rootsy" che di primo acchitto spiazza e necessita svariati passaggi prima di poter entrare in sintonia con il mood generale del platter. Si tratta del classico grower-album, che cattura l'ascoltatore poco alla volta, grazie a quell'impeto melodico e alle geometrie vocali e strumentali che schiudono di volta in volta nuovi orizzonti. Intediamoci il dinamismo melodico della band è rimasto integro, non fosse altro per una continuità di songwriting e una tracklist che ben bilancia gli elementi in un crescendo sempre più incalzante.

Nei dodici pezzi, "Lay 'Em Down" scelto come primo singolo spiazza per le radici southern/gospel, e sulla falsariga si staglia l'atmosfera rarefatta di "Through Smoke", le melodie cristalline di "Valley Of Tomorrow", i ritagli acustici di "Won't Turn Back" o la dolcissima ballata "Stones Under Rushing Water". Ma "The Outsiders" a mio avviso merita l'acquisto per la title track, un clamoroso anthem modern/country, e una song capolavoro del calibro di "Hurricane", il vertice assoluto a livello compositivo dei Needtobreathe. Una band che cambia ancora una volta pelle, dimostrando non solo versatilità, ma anche uno stile e un approccio a queste sonorità unico che non le fa perdere nel mare magnum di band senza arte ne parte. Non modern rock, non christian rock, ma permettetemi un'etichetta fuori dal comune. Soul Rock. Dio benedica i Needtobreathe.



Tracklist di The Outsiders

  • 01. The Outsiders   4:29
  • 02. Valley of Tomorrow   4:02
  • 03. Through Smoke   3:12
  • 04. Lay 'Em Down   3:11
  • 05. What You've Done to Me   3:21
  • 06. Hurricane   4:07
  • 07. These Hard Times   3:39
  • 08. Stones Under Rushing Water (featuring Sara Watkins of Nickel Creek)   3:24
  • 09. Prisoner   3:15
  • 10. Won't Turn Back   3:09
  • 11. Girl Named Tennessee   2:58
  • 12. Something Beautiful   3:40
  • 13. Garden   3:41
  • 14. Let Us Love   3:42


Discografia dei Needtobreathe

  • The Feature (2001 Independent Release)
  • Fire EP (2004 Independent Release)
  • The Turnaround EP (2004 Independent Release)
  • Daylight (2006 Sparrow - Lava - Atlantic)
  • The Heat (2007 Atlantic - Word)
  • The Outsiders (2009 Atlantic - Word)


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LOSTPROPHETS - THE BETRAYED domenica, 24 gennaio 2010 19:20 by madseason

lostprophets the betrayed front cover

  • Release Date: 25 Gennaio 2010
  • Etichetta: Visible Noise - Sony BMG
  • Produttore: Stuart Richardson

 

  • Ian Watkins – lead vocals
  • Lee Gaze – lead guitar
  • Mike Lewis – rhythm guitar
  • Jamie Oliver – synth, turntables, samples, vocals
  • Stuart Richardson – bass
  • Ilan Rubin – drums, percussion

[voto: 4.5]

Ed eccolo dunque l'album rock più atteso di questo primo mese degli anni '10.
Il nuovo lavoro dei Lostprophets, "The Betrayed", esce a 4 anni dal controverso "Liberation Transmission", dopo una lunga serie di rinvii dovuti a dispute con le etichette discografiche, problemi con i produttori via via coinvolti, dubbi e ripensamenti sulle tracce da inserire.

Ma adesso è qui e ce lo possiamo gustare in tutta la sua potenza e il suo vigore.
"If It Wasn't For Hate, We'd Be Dead By Now" è il canto di battaglia che apre l'album, una intro rabbiosa che non lascia dubbi sulle rinnovate intenzioni bellicose di Ian Watkins e soci; e a seguire, senza soluzione di continuità, quel gran calcio in culo che risponde al nome di "DSTRYR/DSTRYR", un pezzo aggressivo come un pitbull dopato che farà la gioia dei fan della prima ora dei gallesi. Si comincia a prender fiato con uno dei primi due singoli estratti dall'album, "It's Not The End Of The World, But I Can See It From Here", che si concede all'airplay radiofonico grazie ad una melodia furba e coinvolgente. Seguono l'altro singolo,"Where We Belong", con il suo refrain cantilenante, un brano catchy nella musica ma oscuro nel testo, e la furiosa "Next Stop, Atro City". "For He's A Jolly Good Felon" è un interessante powerpop alternativo; in "A Better Nothing" i Lostprophets rileggono alla loro ruvida maniera gli U2 di The Unforgettable Fire; il pop punk mainstream di "Streets Of Nowhere" è il gradevole capitolo successivo, mentre "Dirty Little Heart" potrebbe funzionare come terzo singolo, grazie a strofe e ritornello dalla facile presa (potevano scriverla i Calling!). E per la serie "let's save the best for last", ecco "Darkest Blue", un anthem glorioso con un chorus colossale che, con la successiva "The Light That Shines Twice As Bright..." - epica, atmosferica, deliziosa - conclude l'album col botto.

Bel disco questo "The Betrayed", una dimostrazione evidente che i Lostprophets non solo sono ancora vivi e vegeti, ma sono anche ispirati come forse non ci aspettavamo più.

 

Tracklist di The Betrayed

  • 01. If It Wasn't For Hate, We'd Be Dead By Now   2:18
  • 02. DSTRYR/DSTRYR   4:28
  • 03. It's Not The End Of The World, But I Can See It From Here   4:19
  • 04. Where We Belong   4:37
  • 05. Next Stop, Atro City   3:01
  • 06. For He's A Jolly Good Felon   4:40
  • 07. A Better Nothing   4:45
  • 08. Streets Of Nowhere   3:26
  • 09. Dirty Little Heart   5:42
  • 10. Darkest Blue   3:50
  • 11. The Light That Shines Twice As Bright...   5:52


Discografia dei Lostprophets

  • Thefakesoundofprogress (2000 Visible Noise - Sony Music)
  • Start Something (2004 Visible Noise - Sony Music)
  • Liberation Transmission (2006 Visible Noise - Sony Music)
  • The Betrayed (2010 Visible Noise - Sony Music)


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