TURIN BRAKES - OUTBURSTS mercoledì, 3 marzo 2010 01:45 by madseason

turin brakes outbursts front cover

  • Release Date: 1 Marzo 2010
  • Etichetta: Cooking Vinyl
  • Produttore: Turin Brakes

 

  • Olly Knights - vocals, guitars
  • Gale Paridjanian - vocals, guitars

[voto: 3.5]

 

 


I Turin Brakes sono spesso stati comparati alle molte band di stampo acustico emerse sul finire degli anni 90, come Elbow, Puressence e Starsailor, sicuramente per "colpa" del primo album, quel "The Optimist LP" che portava un contributo elettrico piuttosto modesto. Ma i TB hanno costantemente cercato di evolvere il proprio sound: già il secondo album "Ether Song" presentava molte più chitarre elettriche, oltre che ad un suono meno solare. Il terzo lavoro, "JackInABox" era una sintesi dei primi due, con l'aggiunta di qualche influenza funky. Il successivo "Dark On Fire" presentava una produzione più brillante e corposa, nonostante fosse un disco registrato prevalentemente in presa diretta davanti ad un'audience.

Su questo nuovo "Outburst", scritto, suonato e prodotto quasi interamente da Olly e Gale, i due britannici di Balham (Londra) riscoprono il sound dell'esordio, acustico, malinconico e meditativo, senza perdere la sensibilità pop che ha fatto la fortuna della loro hit "Painkiller" (dal secondo album).
Ora i TB, giunti alla piena maturità artistica, possono finalmente lasciare da parte le politiche commerciali delle case discografiche e le conseguenti ricche produzioni - un inutile orpello per il loro sound - e concentrarsi sulla loro ispirazione originale, su quella spontaneità che aveva così ben caratterizzato "The Optimist".

Il brano d'apertura di Outburst, nonché primo singolo "Sea Change", dà il via ad una collezione di brani apparentemente semplici, immediati, ma che rivelano, ascolto dopo ascolto, nuove sfumature e una profondità che sfugge alla prima impressione.
"Sea Change" è aperta da chitarrine acustiche che intessono una classica trama folk, che le voci e le percussioni conducono successivamente in territori "Fleetwood Mac", in un piacevolissimo crescendo epico. Crescendo che caratterizza anche la deliziosa e vigorosa (in termini turinbrakesi, si intende) "Rocket Song", mentre la successiva "Paper Heart" è un delicato valzer che ben rappresenta la capacità della band di costruire ballate intense e non banali.
"Will Power" rivela influenze U2, con il suo svolgimento alla "With Or Without You"; più avanti nella scaletta, "Never Stops" ibrida il sound classico del gruppo con sonorità country, mentre in "The Letting Down" è un gospel quasi sussurrato a lasciare il suo marchio su una linea melodica blues.

Le altre chicche del disco ve le lascio scoprire da soli, con un'avvertenza per quei frequentatori di weChameleon avvezzi a sonorità ben più fragorose: approach with care!


Tracklist di Outbursts

  • 01. Sea Change   4:02
  • 02. Mirror   2:56
  • 03. Rocket Song   3:23
  • 04. Paper Heart   3:46
  • 05. The Invitation   3:29
  • 06. Will Power   3:59
  • 07. Apocolips   3:39
  • 08. Embryos   3:11
  • 09. Never Stops   4:11
  • 10. The Letting Down   4:03
  • 11. Radio Silence   4:06
  • 12. Outbursts   5:05


Discografia dei Turin Brakes

  • The Optimist LP (2001 Source/Astralwerks)
  • Ether Song (2003 Source/Astralwerks)
  • JackInABox (2005 Source/Astralwerks)
  • Dark On Fire (2007 Source/Astralwerks)
  • Outbursts (2010 Cooking Vinyl)


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LIFEHOUSE – SMOKE AND MIRRORS lunedì, 1 marzo 2010 18:15 by maxare

lifehouse smoke & mirrors front cover

  • Release Date: 1 marzo 2010
  • Etichetta: Dreamworks/Geffen
  • Produttore: Jude Cole

 

  • Jason Wade - vocals, guitars
  • Ben Carey - guitars
  • Rick Woolstenhulme Jr. - bass
  • Bryce Soderberg - drums


[voto: 4.5]

Finalmente è giunto il momento per i Lifehouse di dare un naturale successore a quel "Who We Are" che, uscito ormai nel 2007, ha venduto più di tre milioni di copie nel mondo, mica noccioline di questi tempi.
Nel nuovo "Smoke & Mirrors" - di cui è stata rimandata più volte l’uscita - sono poche le novità introdotte: su tutte, l’ingresso ufficiale in formazione del chitarrista Ben Carey e l’aggiunta al songwriting di una spruzzatina di elettronica e di ritmi più "ballabili", come testimoniano le anthemiche "Here Today Gone Tomorrow" e "Halfway Gone", quest'ultima primo singolo estratto dall'album.

Anche questa volta il rocker di culto Jude Cole produce e scrive buona parte dell’album, tanto da poterlo considerare un membro aggiuntivo a tutti gli effetti.

Fin dalle note iniziali del disco, i Lifehouse lasciano intuire che non hanno intenzione di andare a caccia di melodie particolarmente ricercate, e non a caso si parte subito con una "All In" da cantare a squarciagola con le braccia alzate al cielo. Tuttavia, si può dire che siamo in presenza di un lavoro piuttosto vario: "Nerve Damage" è un blues moderno che parte da un arpeggio rubacchiato a "Stairway To Heaven" e giunge a un ritornello (appunto) nervoso; la title track, invece, è un midwestern rock nella più classica tradizione americana.
In "Had Enough" abbiamo addirittura una collaborazione in fase di scrittura con Richard Marx e, soprattutto, con Chris Daughtry, il quale impreziosisce uno dei pezzi più pregiati dell’album con una performance degna della sua discografia.

La voce graffiante di Jason Wade è, per chi scrive, tra le migliori del nuovo millennio: il trentenne californiano è in grado di cantare le tracce più rock con una grinta senza pari e, allo stesso tempo, sa dare calore alle ballad più intense, che su S&M non mancano di certo: "It Is What It Is" e "By Your Side" sono le più emozionanti, anche se nessuna delle due eguaglia la bellezza di "Broken" dal precedente album.

Chi ha amato "Who We Are" del 2007, non potrà fare a meno di apprezzare anche quest’ultima release che finirà, a meno di colossali sorprese, nella mia Top10 del 2010.


Tracklist di Smoke & Mirrors

  • 01. All In   (Jason Wade, Jude Cole) 3.54
  • 02. Nerve Damage   (Jason Wade, Jude Cole 4.27
  • 03. Had Enough   (feat. Chris Daughtry) (Jason Wade, Chris Daughtry, Richard Marx) 3.45
  • 04. Halfway Gone   (Jason Wade, Jude Cole, Kevin Rudolf, Jacob Kasher) 3.14
  • 05. It Is What It Is   (Jason Wade, Jude Cole) 3.20
  • 06. From Where You Are   (Jason Wade) 3.06
  • 07. Smoke & Mirrors   (Jason Wade, Jude Cole) 4.25
  • 08. Falling In   (Jason Wade, Kevin Rudolf) 3.44
  • 09. Wrecking Ball   (Jason Wade)  4.24
  • 10. Here Tomorrow Gone Today   (Jason Wade)  3.09
  • 11. By Your Side   (Jason Wade) 4.08
  • 12. In Your Skin   (Jason Wade, Jude Cole) 3.24


Discografia dei Lifehouse

  • No Name Face (2000 DreamWorks)
  • Stanley Climbfall (2002 DreamWorks)
  • Lifehouse (2005 Geffen)
  • Who We Are (2007 Geffen)
  • Smoke & Mirrors (2010 Geffen)


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STARFIELD - THE SAVING ONE domenica, 28 febbraio 2010 15:00 by madseason

starfield the saving one front cover

  • Release date: 23 Febbraio 2010
  • Etichetta: Sparrow Records
  • Produttore: Ian Eskelin, Starfield

 

  • Tim Neufeld - lead vocals, guitars
  • Jon Neufeld - guitars, vocals
  • James Johnston - bass
  • Dave Lalonde - drums

 


[voto: 2.5]

La recensione del nuovo album degli Starfield mi dà l'occasione di spendere due parole sul rock d'ispirazione cristiana, movimento che origina alla fine degli anni '60 del novecento in contrapposizione al rock secolare, la "musica di satana" per antonomasia, e si consolida nel tempo grazie ad artisti dal rilevante successo commerciale, come Petra, Stryper, Amy Grant, White Heart, Jars Of Clay, Creed, Skillet e tanti altri.
Un fenomeno che, nella conservatrice America del nord, terra in cui i pastori evangelici proliferano come ratti, assume dimensioni tali da portare Billboard a includere, negli anni 80, tra le sue chart, anche classifiche dedicate esplicitamente ad artisti cristiani.

Tra questi, è opportuno fare un distinguo tra quelli che citano esplicitamente nei loro testi il proprio credo, si considerano parte dell'industria cristiana contemporanea (CCM) e, cucendosi addosso un ruolo evangelico, suonano prevalentemente per il mercato cristiano; e quelli che, pur avendo radici non secolari e scrivendo spesso brani dal contenuto spirituale, considerano il loro mercato di riferimento quello "laico" e si rivolgono ad un'audience che trascende i confini religiosi (vedi Switchfoot, Evanescence, Creed, in una certa misura anche Collective Soul e Lifehouse).

I canadesi Starfield appartengono alla prima categoria, e d'altronde i titoli delle loro canzoni ("No Other Saviour", "Rediscover You", "Glory Is Rising"...) lasciano pochi dubbi in merito.
Provo a valutare il loro sound scorporandolo dalle liriche intrise di fede: sicuramente siamo al cospetto di brani di valido pop-rock radiofonico contemporaneo, spesso anthemico, in qualche caso più intimistico, brillantemente eseguiti, con arrangiamenti impeccabili e una produzione allo stato dell'arte. Insomma, musica che farà la felicità di chi ama artisti come Building 429, MercyMe, Across The Sky, Matthew West e Julian Drive.

Personalmente, trovo quest'attitudine da predicatori alla lunga stucchevole, e mi chiedo fino a che punto si tratti di sincera ispirazione che viene dai Cieli e se non sia piuttosto una mossa scaltra per mantenersi ben ancorati ad un mercato importante come quello della CCM.


Tracklist di The Saving One

  • 01. The Saving One   4:05
  • 02. Rediscover You   3:19
  • 03. Declaration Of Dependence   4:21
  • 04. No Other Saviour   4:22
  • 05. Something To Say   3:52
  • 06. Absolutely   3:58
  • 07. Overwhelm   3:57
  • 08. Top Of Our Lungs   3:15
  • 09. Glory Is Rising   3:42
  • 10. I Need A Father   3:27


Discografia degli Starfield

  • Starfield (2004 Sparrow Records)
  • Beauty In The Broken (2006 Sparrow Records)
  • I Will Go (2008 Sparrow Records)
  • The Saving One (2010 Sparrow Records)


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ERIK HASSLE - PIECES sabato, 27 febbraio 2010 16:00 by madseason

erik hassle pieces front cover

  • Release Date: 22 Febbraio 2010
  • Etichetta: Universal Island Records

 

[voto: 3]

 

 

 

 


Lo svedesotto Erik Hassle, forte dei consensi ricevuti in patria, prova a conquistare anche i mercati internazionali riproponendo a beneficio di tout le monde il suo debut album dell'anno scorso rafforzato da 4 tracce remixate ed una "brand new".
Erik è un ventunenne cantante/compositore originario di Katrineholm (paese a 150 Km sud-ovest di Stoccolma), londinese di stanza, che prova a distinguersi dalla selva di artisti (o pseudo tali) da chart mainstream, facendo leva sulla sua bella voce soul e su un songwriting elettropoprock, molto pop e poco rock, piuttosto scaltro ed arricchito da una produzione davvero grassa.

E' evidente che l'album ha come ascoltatori di riferimento i giovani in età da college, gente che può identificarsi in testi come "You don't know what you got till you're missing it a lot, I had to go throw it away, I was wrong from the start, from the bottom of my heart I apologize" (dal primo singolo "Hurtful", pubblicato lo scorso 8 Febbraio).
Ma è altrettanto evidente che "Pieces" è ricco di pezzi radiofonici molto catchy, costruiti su melodie cangianti che sfociano in grandi refrain che catturano all'istante qualsiasi ascoltatore, anche chi è solitamente avvezzo a sonorità più "adult oriented". Un paio di esempi? L'ironica "Don't Bring Flowers After I'm Dead", l'irresistibile opener "Bump In The Road" o la stessa "Hurtful".

Poi ci sono un paio di tracce in cui i produttori calcano troppo la mano e, con l'ansia di vendere un prodotto più che corroborare il sound di un artista, tirano fuori linee di basso ultramarcate, batterie sintetiche che pestano sopra le righe ed improbabili giri di synth che possono andare bene giusto in una discoteca tamarra della bergamasca. Ascoltate "Standing Where You Left Me" per credere.

Comunque sia, Erik Hassle è un giovane artista interessante. Lo affiancherei a un songwriter di peso, che lo aiuti a sviluppare il suo stile, e ad un buon parrucchiere, che gli sfoltisca quel ridicolo ciuffo che sfugge alla legge di gravità.


Tracklist di Pieces

  • 01. Bump In The Road   (Grizzly, Mack, Hassle) 4:00
  • 02. Hurtful   (Grizzly, Mack, Tommy Tysper, Hassle) 3:03
  • 03. Don't Bring Flowers (New Mix)   (Grizzly, Mack, Tysper, Hassle) 3:15
  • 04. Isn't It Obvious   (Fredrik Berger, Hassle) 3:26
  • 05. The Thanks I Get (New Mix)   (Grizzly, Hassle, Tysper, Mack) 4:33
  • 06. Standing Where You Left Me   (L. Kronlund, Grizzly, Hassle, Tysper, Mack) 3:20
  • 07. Bitter End (New Mix)   (Hassle, Tysper) 3:53
  • 08. First Time   (Grizzly, Mack, Tysper, Hassle) 3:05
  • 09. Love Me To Pieces   (Hassle, Tysper, Max Martin, Mack) 3:09
  • 10. Wanna Be Loved (New Mix)   (Grizzly, Mack, Tysper, Hassle) 3:59
  • 11. Back To Bed   (Berger, Grizzly, Hassle) 4:02
  • 12. Amelia   (Grizzly, Mack, Tysper, Hassle) 3:14


Discografia di Erik Hassle

  • Hassle (2009 Artist Company Ten)
  • Pieces (2010 Universal Island Records)


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STORY OF THE YEAR - THE CONSTANT venerdì, 26 febbraio 2010 22:37 by madseason

story of the year the constant front cover

  • Release Date: 16 Febbraio 2010
  • Etichetta: Epitaph Records
  • Produttore: Michael "Elvis" Baskette

 

  • Dan Marsala - vocals
  • Ryan Phillips - guitar
  • Philip Sneed - guitar, vocals
  • Adam Russell - bass, vocals
  • Josh Wills - drums, percussion

[voto: 2.5]


Non sono mai stato un fan degli Story Of The Year e del loro emo/post-hardcore alla Thrice, The Used, Breaking Benjamin e simili. Li ho sempre trovati poco originali ed eccessivamente ripetitivi; con le loro scariche di chitarre alternate a refrain ruffiani e derivativi e un'attitudine da rocker senza compromessi un po' posticcia, li trovo più adatti a ragazzini facilmente impressionabili che ad appassionati di rock navigati.

"The Constant", il loro nuovo album, prodotto in maniera ineccepibile dall'esperto Michael Baskette, non mi sembra che cambi le carte in tavola in maniera sostanziale: qualche pezzo tirato con aperture su chorus da "pugno al cielo" -"To The Burial" e "Time Goes On" i meglio riusciti- qualche altro più aggressivo -"Won Threw Ate", ad esempio- un paio di numeri più melodici -tipo "The Ghost Of You And I", che potrebbe funzionare come singolo per le radio rock- una power ballad pianistica anni '80 -"Holding On To You"- e il gioco degli SotY è fatto.

Insomma, anche con questo lavoro Dan Marsala e soci dimostrano di essere un gruppo più di maniera che di creatività. E se già non vi piacevano, non sarà "The Constant" a farvi cambiare idea. I fan, invece, sanno già cosa aspettarsi e non rimarranno delusi.

Tracklist di The Constant

  • 01. The Children Sing   4:07
  • 02. The Ghost Of You And I   3:55
  • 03. I'm Alive   4:15
  • 04. To The Burial   3:48
  • 05. The Dream Is Over   3:52
  • 06. Remember A Time   4:05
  • 07. Holding On To You   3:43
  • 08. Won Threw Ate   3:44
  • 09. Ten Years Down   3:53
  • 10. Time Goes On   4:06
  • 11. Eye For An Eye   2:15


Discografia dei Story Of The Year

  • Page Avenue (2003 Maverick)
  • In The Wake Of Determination (2005 Maverick)
  • The Black Swan (2008 Epitaph Records)
  • The Constant (2010 Epitaph Records)


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butch walker and the black widows i liked it better when you had no heart front cover

  • Release Date: 22 Febbraio 2010
  • Etichetta: One Haven
  • Produttore: Butch Walker


[voto: 3]

 

 

 

 

Ancora una volta l’hit-maker Butch Walker ci propone un album che poco o nulla ha a che spartire con il sound da classifica che lo caratterizza quando "regala" le sue canzoni ad artisti del calibro di Avril Lavigne, Pink, Bowling For Soup e Weezer, tanto per citarne alcuni.
Questo nuovo "I Liked It Better When You Had No Heart", uscito a nome di Butch Walker And The Black Widows, è un album pieno di semplici melodie che puntano diritte al cuore e, in questo, l’espressiva voce del quarantenne rocker, ispirante atmosfere malinconiche e sognanti, aiuta molto.

A dirla tutta, non sono rimasto estremamente colpito al primo ascolto da quest’ultima release, inizialmente mi è sembrato debole, ma ascolto dopo ascolto è cresciuto anche se rimane un lavoro nel complesso poco più che discreto.
Il disco, annunciato dallo stesso autore come "un incrocio di country classico e glam rock dei 70s", riprende il discorso musicale già intrapreso con "Sycamore Meadows" (e con il più vecchio "Letters"): canzoncine pop accattivanti accompagnate da arrangiamenti acoustic driven (con un vago sentore country).

Rispetto al precedente album c’è un maggiore uso della chitarra elettrica anche se rimane sempre uno strumento di secondo piano; protagonista di queste canzoni, infatti, è sempre e solo la melodia. Inoltre, è da sottolineare che diverse canzoni sono state scritte in compagnia del cantautore Michael Trent, al contrario di quanto è solito fare Butch Walker.
"Trash Day" è stato il primo singolo estratto dal'album ed è uno degli higlights del disco, un power pop ben confezionato totalmente riconducibile allo stile del cantante della Georgia.
La successiva canzone della tracklist è la stupenda "Pretty Melody": l’incedere della strofa, che è quasi un incrocio tra una habanera e un classico american pop dei 50s, trascina la canzone fino a un ritornello degno della migliore produzione easy listening degli anni ’70, con quei violini che fanno molto Barry Manilow.
"Temporary Title", "Days/Month/Years" e "Be Good Until Then" sono le altre canzoni da citare tra le migliori riuscite del lotto. La prima è un piacevole pop rock che diventa quasi un pezzo disco dance anni 70, la seconda è la canzone in cui maggiormente si sente l’influenza glam cui si accennava poco sopra, con un ritmo che ricorda la produzione dei T.Rex. "Be Good Until Then", invece, è una dolce ballata ultra-soft per sola chitarra e voce.

Infine, due appunti molto importanti che dovete prendere: primo, sul sito ufficiale di Butch Walker potete sentire in streaming tutto l’album, operazione geniale per far decidere i fans se l’acquisto s’ha da fare o meno; secondo, non perdetevi Butch Walker dal vivo: infatti, tra maggio e giugno, sarà lo special guest della tournée europea di Pink (tutte le date nella sezione concerti).

Tracklist di I Liked It Better When You Had No Heart

  • 01. Trash Day   (Walker) 3.07
  • 02. Pretty Melody   (Walker, Trent) 4.22
  • 03. Don't You Think Someone Should Take You Home   (Walker, Trent) 4.37
  • 04. Stripped Down Version   (Walker, Trent) 3.32
  • 05. Canadian Ten   (Walker) 4.27
  • 06. Temporary Title   (Walker) 3.13
  • 07. She Likes Hair Bands   (Walker) 2.58
  • 08. House of Cards   (Walker, Trent) 2.30
  • 09. They Don't Know What We Know   (Walker, Trent) 3.45
  • 10. Days/Months/Years   (Walker, Trent) 3.34
  • 11. Be Good Until Then   (Walker) 4.06


Discografia di Butch Walker

  • SouthGang - Tainted Angel (1991 Atlantic)
  • SouthGang - Group Therapy (1992 Virgin Records)
  • Floyd’s Funk Revival - Creamy (1995 Alliance Trax)
  • The Floyds - The Floyds (1997 Deep South Records)
  • Marvelous 3 - Math And Other Problems (1997 Deep South Records)
  • Marvelous 3 - Hey! Album (1999 Elektra)
  • Marvelous 3 - Ready Sex Go (2000 Elektra)
  • Butch Walker - Left Of Self-Centered (2002 BMG)
  • Butch Walker - Letters (2004 Epic)
  • Butch Walker And The Let’s-Go-Out-Tonites! - The Rise And Fall Of… (2006 Epic)
  • 1969 - Maya (2008 Power Ballad)
  • Butch Walker - Sycamore Meadows (2008 Original Signal Recordings - Power Ballad)
  • Butch Walker And The Black Widows - I Liked It Better When You Had No Heart (2010 One Haven)


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SCANNERS - SUBMARINE mercoledì, 24 febbraio 2010 20:45 by madseason

scanners submarine front cover

  • Release Date: 16 Febbraio 2010
  • Etichetta: Dim Mak LLC
  • Produttore: Stephen Hague

 

  • Sarah Daly - vocals, bass, violin
  • Matthew Mole - guitar, vocals, synth
  • Amina Bates - guitar, keyboards, background vocals
  • Tom Hutt - drums


[voto: 3.5]

 

Secondo album per gli Scanners, quartetto londinese con un sound che affonda le proprie radici nel postpunk/darkwave di Joy Division, Siouxsie and the Banshees, Bauhaus, The Chameleons e in quel synth-pop degli eighties riscoperto recentemente dal grande pubblico grazie al successo dei vari Bloc Party, Shiny Toy Guns, the Killers, the Sounds, the Bravery e compagnia briscola.

L'indie rock band britannica, guidata dalla rising star Sarah Daly -un incrocio tra Siouxsie Sioux, Gwen Stefani e Chrissie Hynde, vocalmente parlando- si rivela molto abile a bilanciare sonorità elettroniche synth driven con un indie rock tosto, lunare e appassionato.

I frutti di questo matrimonio di stili sono 11 composizioni assolutamente convincenti: dal synth-punk dell'opener "Jesus Saves" all'ipnotica armonia della chitarra di "Baby Blue", dalla melodica e aperta "A Girl Like You" alla pulsante ed ossessiva "Salvation" (primo video/singolo estratto dall'album) è un susseguirsi di momenti affascinanti e sensuali che sapranno ammaliare i fan dei gruppi sopracitati.
Consigliati!

Tracklist di Submarine

  • 01. Jesus Saves   4:11
  • 02. We Never Close Our Eyes   3:28
  • 03. Salvation   3:25
  • 04. Baby Blue   4:20
  • 05. Sick Love   3:30
  • 06. A Girl Like You   3:33
  • 07. Strangelovehate   4:31
  • 08. Goodbye   4:14
  • 09. Half A Mind (Dreamer Forever)   3:30
  • 10. Sleepwalking Life   3:46
  • 11. Halfway Home   3:30


Discografia degli Scanners

  • Violence Is Golden (2006 Dim Mak - 2008 Dim Mak/Influx)
  • Submarine (2010 Dim Mak)


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THE KILLERS - GOODNIGHT, TRAVEL WELL lunedì, 22 febbraio 2010 16:21 by elleonthemoon

the killers day and age front cover

  • Album: Day & Age
  • Release date: 21 Novembre 2008
  • Etichetta: Island, Vertigo
  • Produttore: Stuart Price

 

  • "Goodnight, Travel Well" written by The Killers (Brandon Flowers, Dave Keuning, Ronnie Vannucci and Mark Stoermer)

 

 

 

"Goodnight, Travel Well" è uno di quei pochi brani che adoro, ma che difficilmente riesco ad ascoltare con una certa frequenza. Questo piccolo capolavoro dei Killers è tanto personale per il frontman Brandon Flowers e il chitarrista Dave Keuning, quanto lo possa diventare per chiunque abbia perso qualcuno di importante nella propria vita. Va ascoltato in totale silenzio. "Ascoltare" è la parola chiave. Non si può metterlo come sottofondo e dire di averlo "ascoltato".

La sacralità che caratterizza l’apertura della canzone ci introduce ad una visione collettiva del dolore della perdita, una prospettiva cosmica che si trasforma poi in una umana disperazione e totale impotenza davanti all'inevitabile morte fisica.

"Stay, don't live me the stars can wait for your sign, don't signal now" è il verso che più mi stringe il cuore. Un grido disperato, un’ultima preghiera rivolta al cielo dove la speranza riesce ancora a vivere nonostante tutto. Già perché in quei momenti non c'è proprio niente che si possa dire o fare per cambiare le cose. Tutti guardano e piangono di fronte alla morte che non lascia spazio d'azione a nessuno di noi.

La musica, quanto mai efficace in ogni suo passaggio, accompagna questo processo di "liberazione dell’anima", dapprima con suoni cupi e un ticchettio che sottolinea l'instancabile trascorrere del tempo che tutto dà e tutto toglie. Lentamente l’intensità cresce insieme alle parole, rendendole ancora più forti e potenti, pur nella loro più totale semplicità. Il tutto esplode poi nel finale quando lo sconforto lascia il posto al triste distacco corporeo e all'inizio del viaggio dell'anima verso l'aldilà.

Quella di "Goodnight, Travel Well" è evidentemente una visione religiosa della morte. Il corpo muore per sempre, ma l'anima continua ad esistere e una volta liberatasi, inizia il proprio viaggio verso l'ignoto. I Killers non sono certo nuovi a immagini bibliche sapientemente infilate tra i versi delle loro canzoni e anche in questo caso credo che le trombe, che tanto ricordano le famose sette del libro dell'Apocalisse, non siano state inserite a caso in un brano dove si narra della morte terrena e dell’anima immortale che libera continua a vivere e a viaggiare.

 

Buonanotte, fai buon viaggio

La distanza sconosciuta per l’aldilà
Scruta da lontano la mia figura afflitta
Per gettare la mia ombra accanto al santo sole
Il mio spirito piange di un dolore sacro

È tranquillo adesso
L’universo resta immobile
E non c’è nulla che io possa dire
Non c’è nulla che possiamo fare ora
E non c’è nulla che io possa dire
Non c’è nulla che possiamo fare ora

E tutto questo fa parte della liberazione dell’anima
Questa carne e ossa temporanee
So che ora è finita
Sento che la mia mente sempre più fievole inizia a vagare
Ogni volta che cadi, ogni volta che ci provi,
Ogni sogno sciocco, ogni compromesso,
Ogni parola che hai pronunciato, tutto quello che hai detto,
Tutto quello che mi hai lasciato mi risuona in testa

E non c’è niente che io possa dire,
Niente che io possa fare ora
Non c’è niente che io possa dire,
Niente che io possa fare ora

Su in cima al mondo, così in alto

Tutto ciò che amavi, e ogni volta che ci provi
Tutti stanno guardando, tutti piangono
Resta, non lasciarmi, le stelle possono aspettare il tuo segnale, non avvertirle adesso

Non c’è niente che io possa dire,
Niente che io possa fare ora
E non c’è niente che io possa dire
Non c’è niente che io possa fare ora

Buonanotte, fai buon viaggio
Buonanotte, fai buon viaggio

Non c’è niente che io possa dire,
Niente che io possa fare ora

Buonanotte, fai buon viaggio
Fai buon viaggio
Fai buon viaggio


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Goodnight, Travel Well

The unknown distance to the great beyond
Stares back at my grieving frame
To cast my shadow by the holy sun
My spirit moans, with a sacred pain

It's quiet now
The universe is standing still
And there's nothing I can say
There's nothing we can do now
And there's nothing I can say
There's nothing we can do now

And all that stands between the soul's release
This temporary flesh and bone
And know that it's over now
I feel my fading mind begin to roam
Every time you fall, and every time you try
Every foolish dream, and every compromise
Every word you spoke, and everything you said
Everything you left me, rambles in my head

And there's nothing I can say
There's nothing I can do now
And there's nothing I can say
There's nothing I can do now

Up above the world, so high

Everything you loved, and every time you try
Everybody's watching, everybody cry
Stay, don't leave me, the stars can wait for your sign, don't signal now

There's nothing I can say
There's nothing I can do now
And there's nothing I can say
There's nothing we can do now

Goodnight, travel well
Goodnight, travel well

There's nothing I can say
Nothing I can do now

Goodnight, travel well
Travel well
Travel well